Dunque è solo con l’intelligenza che si può reagire, la stessa intelligenza di cui la campagna di dichiara nemica. E non mi spiace neppure di fargli a mia volta pubblicità, nel timore di un assioma tipo “bene o male, purché se ne parli”. Educazione e misura sono valori più importanti e invitano ad uscire dall’indifferenza.
Personalmente mi manda sempre in stato di all'erta tutta la comunicazione che si basa sul meccanismo del “double bind” emotivo ossia la chiamata a complicità del lettore/spettatore che diventa un gancio continuo fino alla sua totale sottomissione (messa in atto, ad esempio, in alcuni film dell’orrore o anche in pezzi importanti del cinema come “Le Iene” di Tarantino o “Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante” di Greenaway quando tocca il tema del cannibalismo). E’ un espediente/struttura per me inaccettabile perché tende ad escludere la mia intelligenza e trasformarmi in un pollo da batteria, ma fino a un certo punto il mio è e resta un giudizio personale, dettato da stile e sensibilità, senza giudizi di merito sul valore dell’opera (tant’è vero che i gialli mi piacciono).
Parlo invece di schifo quando il meccanismo viene giocato al ribasso, ed è quello che Diesel fa in questo caso con un messaggio paradossale del tipo: se sei intelligente mi capisci, nella vita è meglio essere stupidi.
Nonostante sia stata concepita all’estero (Diesel pensa che i pubblicitari italiani non sono abbastanza bravi a fare gli stupidi) è una campagna che solo da paese in totale deriva umana e cerebrale come il nostro poteva arrivare, con soubrette, prostitute e igieniste dentali candidate alle elezioni e uomini che non vorresti neppure come meccanici per la tua auto in posti di governo e responsabilità.
Dalla nazione che meglio sta mettendo a frutto la dittatura mediatica che si nutre della deficienza di massa programmata, arriva una pubblicità del tutto coerente, il vero T'Inculpop dell'epoca Pop.
Ma, a parte il fatto che il sentirsi dare dello stupido da chi ti vende i jeans ad un prezzo n volte superiore a quello che si può trovare in un'altra rete commerciale tipo H&M e Zara, questo disfattismo furbo, questa poesia del menefreghismo e dell’offesa mostra già il fiato corto. Nei soggetti della campagna pubblicitaria ove ai titoli si affiancano immagini fotografiche il gioco cade e il brillìo dell'operazione scema. Del resto, il fascismo e la propaganda totalitaria diventano oleografiche quando a fianco delle parole arriva l’immagine. E se far sentire orgogliosi gli stupidi di esserlo è un controsenso, far sentire stupidi gl’intelligenti è un nonsenso, una boutade, una puttanata da bar sport.
A differenza di campagne bellissime del passato Diesel (quella sul riscaldamento globale o dell'avvento al potere da parte delle persone di colore), qui si tira fino alla prossima stagione. Autodistruzione e liberazione. Che Diesel te la mandi buona, come se non esistesse più il futuro. Tanto non serve.
Ma va la'... E mettiamola su un piano emotivo, perché su quel livello gioca la campagna. Nel 1984 o nel 2010 la mia inconsistenza/leggerezza/incoerenza sono l’unica cosa veramente personale che ho, e non sono in vendita, o meglio nessuno può interpretarla. Meno che meno una scema che sale su una scala per far vedere le tette a un militare del Checkpoint Charlie.
Per questo eviterò per un po’ di mesi di entrare in negozi che certificano –a caro prezzo- la mia stupidità, e me la terrò gelosamente, tutta per me.