venerdì 25 febbraio 2011

DESIDERIA.

como un flash, una madeleine audio. dev'essere fine anni '90, non lavoravo ancora a Torino. già da molti anni ero fidanzato, e siccome lui prima di me era etero, per un po' di anni siamo andati in giro per locali gay o misto terital per vedere com'era (stare chiusi in casa a metter su le tendine, mai).
non si faceva quasi più sesso nei locali, eravamo in piena paranoia AIDS, tirava un'aria da disfatta totale, c'era poco di cui essere gai. finché un sabato sera siamo allora andati in una disco etero per capire come s'era sviluppata la scena house, quella post acid-house, visto che il mio amico Marco che mi ci avrebbe portato non c'era più.
il locale si chiamava Desideria (Bergamo? Brescia?). in mezzo alle campagne, impossibile da trovare finché appare: una via di mezzo tra un ranch, un drugstore tipo David Lynch e una rimessa di camion. suonava così.
risentirlo molti anni dopo fa effetto. penso che erano meglio questi, davvero fuori e un po' deragliati, rispetto a Taffy, Sandy Marton e Cecchettoland. che siamo finiti male governati dal mondo piccolo borghese di Canale 5 che mischia bunga-bunga e rispettabilità. e magari quelli che ballavano al Desideria votano Lega Nord.

giovedì 17 febbraio 2011

LA DERIVA DELL'OMOSESSUALITÀ.

Alcune volte avvengono cortocircuiti nella testa per cause inaspettate e contingenti. Ingrediente A. Ho appena letto un pezzo dal blog del mio amato Mark Simpson (l'uomo che ha inventato parole e concetti come anti-gay, metrosexual, sporno e retrosexual... praticamente un Oscar Wilde decostruzionista), dove scrive di Born This Way, l'ultimo singolo di Lady Gaga. Ingrediente B. Ho incrociato stanotte - di ritorno a casa sul tram - un articolo non troppo profondo della rivista PRIDE sulle chat GPS gay (ossia il telefonino che dice a chi interessa che hai voglia di scopare e a quanti km di distanza sei). Ingrediente C. Ero stato ad una riunione all'Arci Gay Milano che aveva come "contare di più come comunità GLBT XYZ a Milano in vista delle elezioni amministrative" (sfida ideale per difficoltà: sa di paradosso e quasi di barzelletta, visto che a Milano ci sono più omosessuali che alberi). I tre ingredienti girano nella testa senza sosta, come in una lavatrice.

Cominciamo con l'unico Simpson che preferisco a Bart. Scrive fulminante di Born This Way: "Lasciamo stare giudizi tipo “la canzone più gay mai composta“. È semplicemente troppo gay per essere suonata. Sospetto sia anche troppo gay per i gay. Troppo paternalista e rozza e debole. Faranno finta di amarla per qualche settimana poi la dimenticheranno tranquillamente. Sarà l'inno dimenticato più velocemente di tutta la storia. Come pop song acchiappa, naturalmente, e farà un sacco di soldi. Ma in questa canzone tutto sembra andare in retromarcia: la musica, le parole, il modo di ragionare, il contenuto politico. Per tutta la buona volontà che contiene penso sia una canzone priva di contenuto. E traboccante di stronzate. Non solo per quel "born this way" e quel "Dio non fa errori" che comporta la trasformazione del gay in una specie di comunità etnica... La sessualità è anche un treno che stantuffa e va. Beh, fatemi scendere dal treno"... e continua (come puoi leggere appunto nel blog di Mark).

Poi c'è il pezzo di Paolo Colonna sulla rivista Pride sulla scopata garantita dal telefonino, il cui portato s'incrocia con altri articoli dello stesso numero della rivista. Ad esempio "Come sta la notte?" di Stefano Bolognini sulla morte in tutto il mondo avanzato del locale gay (ad eccezione di Polonia, Singapore o Catania). O "Sulle piste degli orsi"... di Marco Albertini sullo stato di saluto della sottocultura bear, chelui descrive con partecipe divertimento ma a me sembra da tempo trasformata da interessante fenomeno di affermazione a riappropriazione a nuovo conformismo modaiolo (peloso).

Il tutto ha a che vedere con l'impatto di internet sulla vita degli uomini sessuali.
A parte i posti dove, come sottolinea Bolognini, vedersi e incontrarsi fisicamente ha ancora un senso (alle 3 località di cui sopra si aggiungono presempio Shangai e Cuba), nei locali dei paesi ricchi ci vai solo per incontrare quelli della tua sottocultura specifica. E questo vale ormai anche per gli etero che il consumismo ha in qualche modo "omosessualizzato" e alienato negli ultimi decenni. Anche se quella che chiamavamo sottocultura è ormai innocua e gli orsi si sono trasformati o si rivelano semplicemente parrucchieri.

Paradossalmente la specializzazione è l'unica soluzione possibile per i gay, una glamourosa strada senza uscita. Se riescono a tirarti fuori i soldi di tasca così...
Oppure, nel mondo che si civilizza, ci sono i bar mixed e alternativi (tipo Mono o l'Elephante) che si frequentano con le amiche/amichi, e non per trovare da trombare.

Il che non è del tutto male: se - liberandoci la testa da giudizi morali e costruzioni storiche - l'omosessualità è solo una specializzazione di genere, si capisce perché possono permettersela di più le nazioni ricche e benestanti. E oggi riconfluirà come contributo poetico e umano nel flusso dell'umanità. Ma certo capirne valore, ragione e potenzialità richiederebbe un'onestà e una determinazione che al sistema dei consumi interessa poco.

E torniamo al Simpson: l'omosessualità diventa un soprammobile inutile, chincaglieria vintage (la predica di Gaga).
Comincio a pensare che assisteremo sempre più nei prossimi anni a questa drastica ridefinizione dell'omosessualità. Non ce n'è più bisogno, è volgare e si sta molto meglio nell'armadio del proprio sottogruppo sociale oppure ordinando i maschi online senza bisogno che nessuno sappia.

A meno che l'ovulo di tua madre e lo spermatozoo di tuo padre non s'incontrino in Uganda o altri posti dove quelli come te li uccidono ancora, ti limiterai a ostentare un'appartenza con un paio di mutande firmate Stefano e Domenico. E il Gay Pride sarà "volgare". E l'Arcy Gay di Milano che inventa serate da ballo si sentirà accusato (così mi hanno detto ieri sera) di essere "comunisti che fanno i soldi sulle nostre spalle" dai gay che votano Berlusconi.

Vivrai come un criceto sulla rotella in gabbia o un'upupa del parco naturale.
Finché dura. Difficilmente ci riproveranno con le camere a gas.
Certo se leggi (ma è difficile, nessun TG ne parla) della morte di un eroe come David Kato ti spiace. E la dimentichi con un gin lemon. Nessuno ti dirà che è legata alla propaganda delle chiese americane in paesi poveri come l'Uganda.

Omosessualità è una parola obsoleta, e non sai bene cosa fare del tuo desiderio. Torna ad essere l'amore che non osa pronunciare il suo nome. E speriamo che sia per pensarci su meglio, la speranza è sempre l'ultima a morire.

Nel frattempo, meglio una passeggiata al parco con un'amica. E chissà come faremo per farci rispettare a Milano, visto che nascondiamo.
Alla radio del bar trasmettono Lady Gaga.

martedì 15 febbraio 2011

SOCIOLOGICO, MA CHE DICO ANTROPOLOGICO.

era una proiezione gratuita su invito del Comune di Milano. il film era “Il Cigno Nero”, candidato a ben 5 Oscar. e il cinema era il Dal Verme: solo 30 anni fa da glorioso cinema teatro si era col tempo degradato fino a diventare negli anni ‘70 un cine gay di battuage, e in pieno centro (foro Buonaparte!). ormai proiettava i porno (etero).
famoso tra i miei amici era il racconto di una scena riportata dal mio amico Enzo Lancini come uno spettacolo. fu quando nella scena di un film qualunque in una serata qualsiasi, mentre il viavai tra tende rosse pesanti e gabinetti continuava, un’inquadratura particolarmente osé portò sul grande schermo in primissimo piano una vagina gigante. una checca tra le tende urlò “ma vaaa... datela al gatto”.

adesso il Dal Verme l’hanno restaurato ed è un gioiello della Milano che insomma. il pubblico della serata sembrava messo insieme con un mix di metodo e noia: cinefili giovani, vecchi, amichi di funzionari, funzionari in pensione, raccomandati e amici, giornaliste snob delle cause perse, un’altra decine di tipologie random.

l’assessore alla Cultura del Comune, quello col nome che sembra una marca di sanitari, Finazzer Flory ha detto nella presentazione microfonata che aveva già visto il film, "la splendida interprete da vicino" (che invidia!) e aveva lottato per averlo in anteprima a Milano “...duro, difficile... parla di un tema finora poco trattato” (quale?, chiederei adesso che il film l’ho visto) e ha continuato “è un’opera di riilevo sociologico, ma che dico, antropologico”.
non so che cos’avesse visto l’Asesur ma “Il cigno nero” è un pastiche di banalità psicoqualcosa, luoghi comuni senza lievito ed effetti poco speciali, dopo la prima ora ho pensato “meno male che non ho pagato”.
e continuava il cortocircuito che mi faceva la proiezione in quella sala (una nemesi del sesso pur miseramente praticato contro quello nobilmente evocato?).
quest’analisi del Bene e del Male legati alla sessualità attraverso l’arte (dalla danza classica che eleva al legame tra artista e impresario, con la figura materna ossessiva e il senso di persecuzione vs la ricerca di eccellenza) è nobile. ma parte alla ricerca dell’Assoluto e finisce dal parrucchiere.
fino a metà film ho pensato che l'esito involontario del film fosse dimostrare che l'eterosessualità istituzionalizzata è una forma di malattia mentale.
ma con pazienza, e sentendo l’approvazione del pubblico non pagante, ho poi capito che “il cigno nero” è un’opera d’arte coerente e perfetta. è un’ascesi per un pubblico di un’epoca minorata, lo psicodramma aspirazionale senza altre pretese che far sentire intelligente la sciura e il faccendiere negli anni dell’inebetimento televisivo assoluto. ma ci riesce.

"il Cigno Nero" è la stupidità da reality show mandata nel castello degli specchi dopo averla fatta bere un po'. ma l’Assessore l'ha trovato divino, e forse con lui anche la donna famosa che fotografavano all’uscita. indifferente ai flash come una diva perduta (forse mai arrivata). fremevano le sue labbra che avevano conosciuto il bisturi, e molte volte, fino a dimenticare per cosa erano state create. degna celebrità di degno pubblico in degna città.

contenuto e contesto ci ricordavano di essere nell’ex Capitale Morale d’Italia, ora covo delle bande seminasabbianegliocchi di Berlusconia e del cui governo locale l’Assessore è eminenza culturale. la proiezione gratuita infatti sapeva già di campagna elettorale. il Finazzer Flory - che ha molto lottato per portare tra noi “il Cigno Nero” - ha anche promesso che sarà solo il primo tra i film in anteprima per la Città di Milano “che lo merita, perché con un film al mese così... “.
veniva da concludere la frase da lui lasciata in sospeso “...perfezioniamo l’opera di dementizzazione dell’esistente”. con la conferma degli Oscar, chissà. ne hanno tanti da dare ogni anno, e qualcuno arriverà anche a questo cataplasma proiettato al Dal Verme.

giovedì 16 dicembre 2010

THE COMING OF AGE = SAPER FARE I CONTI CON L'ETÀ.

ho ascoltato qualche settimana fa e continuo ad ascoltare l'ultimo lavoro di Bryan Ferry, Olympia. è un disco bello, diversamente da tanti altri tentativi patetici di risvegliare il passato. diciamo che Bryan Ferry già di suo fa tuto, e sempre meno pena dei Sex Pistols o di Dalla e De Gregori quando tornano a cantare insieme. ed è buffo che un signore di mezza età mi convinca decisamente più di molte altre cose inglesi attuali ggiovani.

il leader del gruppo che ha invertito le chitarre del rock (e lui era etero!), che ha confermato l'esistenza (o ha sancito la nascita) dell'art rock, e che ha dato il giusto valore alle piume di struzzo (quelle di Brian Eno, presente anche in quest'ultimo disco) adesso ha molti più anni. ma li porta benissimo, ovunque voglia andare.


dice bene il sito della BBC
che la canzone più bella degli ultimi 30 anni di Bryan è qui, "Tender Is The Night". e a questa canzone in particolare io mi arrendo (oltre a "Heartache By Numbers" con gli Scissor Sisters, e "Shameless" con Groove Armada e U can Dance con DJ Hell che avevano fatto da apripista all'album).

mi torna in mente il verso (la promessa) di una poesia di Lou Reed che ogni tanto salta fuori a casa mia e mi ha fatto impazzire quando avevo 15 anni: "Invecchieremo con stile". "Allora è possibile" pensai e spero di avercela fatta.
il tempo può essere una sfida divertente, sa hai avuto una buona partenza >>>

RIDI RIDI.


ripenso alla compravendita di Parlamentari qualche giorno fa, all'umiliazione per il Paese, all'offesa definitiva verso la Politica (polis tuke, sorte della città).
e sono sempre più convinto che il degrado non sia un effetto indesiderato o uno spiacev incidente per l'attuale Presidente del Consiglio. è l'Obiettivo Numero Uno.
come per un Direttore di Circo distruggere il senso comune del pubblivo, e abbassare il livello dello spettacolo, allarga l'audience e diminuisce le pretese del pubblico.

"signore e signori! ecco la donna che fabbrica i diplomi! ecco il traditore che ride! e chissà domani, arriva l'omofoba col cilicio! proprio lei, quella che odia i culatoni, difende il morto vivente e offende il vivo morente! eletta per ricatto dell'Opus Dei coi voti della sinistra! spiego il termine sinistra: siccome l'intrattenimento era meno importante della politica mi ha lasciato le televisioni, anzi mi venduto lo Zelig con un tot numero di comici. nel tempo libero dal governo, la sinistra legge libri di D'Alema o tutti gli Einaudi, anche questi pubblicati da me Presidente del Consiglio)"

forse perché siamo circondati e governati dalla bugia tanto evidente a The Guardian (foto sopra) è venuta la buffa idea del pupazzetto Playmobil.
a te ti fa ridere quest'Italia che fa ridere?

martedì 14 dicembre 2010

LA CARA OCULTA DE LA PLUMA.

C'è una canzone de la Prohibida che mi fa impazzire: "Terechkowa". E' dedicata a Valentina l'astronauta russa pioniera. Descrive à la Kubrick di quel che si prova a finire persi nello spazio, el espacio exterior come dicono in spagnolo, ancor più se mentre viaggi oltre Plutone dalla stazione sulla Terra qualcuno ti chiede come va, se è vero che senti la mancanza della gravità, se la solitudine è amara...
Il viaggio tra le stelle e i pianeti diventa - secondo un procedimento metaforico già consolidato - una riflessione sul rapporto con gli altri, e la voce encantadora della cantante ti aiuta a perderti e riflettere. A un certo punto la bionda canta "la cara oculta de la luna quiere verte despegar" (la faccia oscura della luna vuole vederti decollare) e io per la mia solita attitudine al fraintendimento creativo (quanti titoli pubblicitari o anche semplici boutade mi sono venute in mente così) capisco "La cara oculta de la pluma".
La "pluma" è un modo di dire spagnolo difficile da tradurre: è l'effeminatezza, quell'atteggiamento inequivocabile che ti fa dire di un uomo "non può essere che gay" o meglio ancora che ti fa commentare "uè, bella", un po' per sfottere e un po' per complicità. I gay più virili infatti "no tienen pluma", non vogliono proprio avere quel difetto che secondo loro ti rende ridicolo agli occhi del mondo.
Ma già solo l'esibizione della Prohibida, e di quegli attori che da quando il teatro esiste confondono sapientemente i generi e impersonano la donna, per diventare un po' sorpresa spettacolare, un po' critica e grande valorizzazione dell'altro sesso ...ti fanno pensare che questa critica ...che in poche parole è paura delle checche... è inutile, infondata, dettata dalla paura dello scuorno sociale.

Io mi domando ossia cosa si svegli nel desiderio per le persone del proprio sesso, grazie anche alla disapprovazione di parte della società o della famiglia. Cosa si sveglia? C'è un lato magico cui attingiamo, e non riguarda solo noi? E questo, inutile negarlo è rappresentato in modo battegliero da Amapola Lopez (nome civile dell'astronauta qui fotografata) come dai Legnanesi.
E io non ho "pluma" evidente, ma ne sono un estimatore. Anzi, mi arrabbio con chi giudica la femminilità esibita un disvalore, penso che sia omofobia introiettata. Credo che la confusione giocosa delle carte in tavola può cambiare il risultato e dare frutti inaspettati, secondo processi o associazioni non sempre intelleggibili perché giochiamo con l'immaginario, con il simbolico.
Questa è una ricerca molto più ricca e vivace in Spagna, che ha una tradizione consolidata di teatro en travesti. Più difficile da capire qui negli anni del bunga bunga, dove sembra normale che la femmina che diventa escort o schiava, e la sessuofobia è un'erbaccia che attecchisce sempre venendo seminata appositamente e concimata dal Vaticano.
Ma la diffidenza verso la pluma c'è in tutto il mondo (specie nelle religioni monoteiste e diocratico/manganellatrici); fa leva e mette radici nella paura o nella diffidenza verso il femminile. Dunque sei travestito o anche se solo schecchi sei una mezza donna, e vuoi il maschio. Ma no, ma no. Anche l'indovino Tiresia dell'antichità, cantavano i Genesis di Peter Gabriel trasformato in donna diventava veggente e poteva dire che si provava 9 volte più piacere che da uomo. E' il gioco dello specchio, e anche meglio di quello di Narciso che muore affogato per rincorrere la propria immagine.

E' il semaforo arancione della vita, ed è una personificazione sublime del camp, altro vocabolo intraducibile, quell'umorismo paradossale e surreale che riabilita l'apparente stupidità per ridimensionare le cose con un sorriso. Come ha detto Philip Core, e ha riassunto nel titolo in meno di 10 parole (complimenti per l'eternità): "CAMP: The Lie That Tells The Truth".


Il camp è la bugia che dice la verità. Trasmettono qualcosa che tanto incongruente non è, dalla faccia nascosta della luna.