la pubblicità celebra spesso il luogo comune, e quando ci sono spot che mi fanno schifo, pena e compassione perché oltre il luogo comune non riescono ad andare, penso che magari avevano finito le idee, e nel paese dei 100 campanili tappare il buco una romagnola, un romano, un napoletano o un siciliano è un male minore (più difficile che si trovi simpatico il piemontese, lì sarebbe la sfida di vera creatività).
se però c'è un dialetto che non mi piace venga usato è il mio: il milanese.
già mi dà fastidio quando si fan passare da milanesi quelli della Lega Nord che notoriamente sono brianzoli o bergamaschi o altre zone ma di Milano no (roba da albero degli zoccoli, che non a caso molti di loro chiamano zoccole).
ma in pubblicità NO. già dovevamo vergognarci di essere milanesi fino a Pisapia, dato che invece dell'altruismo onesto milanese eravamo diventati simbolo della rapacità finto tonta. ma l'esibizione del baüscia in pubblicità mi fa proprio pensare che la pubblicità come "arte" sia proprio a fine percorso. quello che negli anni 70, 80 e anche 90 era un territorio di sperimentazione, la scrittura per sintesi, un innesto di poesia o emozione sul commercio, oggi è un cimitero. batte cassa e vola bassa.
la colpa è certo della grisi mondiale, ma in Italia è decisamente peggio (come testimonia ogni anno il Festival di Cannes) vista la sconsiderata importanza data a ripetizione e frequenza dei messaggi rispetto al contenuto, cavallo di Troia, e regalo della TV privata. per vigliaccheria o per convenienza non si è ancora scritto quanto Mediaset prima e RAISET poi abbiano distrutto la qualità delle pubblicità in Italia (e mandato in fallimento, con il discount di servizio alle aziende, decine di case di produzione indipendenti... altro che creare posti di lavoro!).
se la reklame conta e ispira sempre di meno (20 anni fa c'era chi pensava fosse più bella dei programmi!), adesso vive no problem il ruolo di tortura necessaria e non ha più vergogna di niente: la tracotanza può diventare contenuto e forma insieme: così la baüscia (per i non milanesi, la saliva) inondare da Cologno Monzese l'Italia, estendensosi fino alla pubblicità radio che finora ha goduto di un margine di libertà relativamente maggiore.
ha iniziato 2 anni fa la Skoda Yeti con il tormentone "Ga el SUV" che quest'anno - con un ritardo che la dice tutta - sono riusciti a premiare nella manifestazione di categoria chiamata Radiofestival (dove i pubblicitari oltre a cantarsela e suonarsela se la premiano).
e siccome da noi la storia di ripete prima in tragedia e poi in barzelletta, è ora in onda la pubblicità radio di un'altra auto, Suzuki Swift, dove il proprietario bofonchia e spacconeggia per poi invitare il povero posteggiatore a cercare un posto "sì... ma di lavoro!".
il tono di voce diventa una pietra al collo per la qualità aspirational che l'auto vorrebbe avere e senz'altro i costruttori/importatori giapponesi non sanno che più in basso di così c'è solo Scilipoti.
si diceva un tempo " la pubblicità è l'anima del commercio". si poteva dargliela ancora, un'anima.
martedì 12 luglio 2011
venerdì 17 giugno 2011
A ME SEMBRANO BELLISSIMI.
me l'avessero detto 3 mesi fa non ci avrei creduto: donne in prima fila e i partiti "al servizio", in un cambiamento collettivo che non potrà essere "locale".
il vento ha soffiato forte in tutto il Paese, e nulla potrà più tornare ad essere come prima.
"Milano libera tutti" si è letto, e qualcosa c'è di vero c'è se "persino" Milano dice basta, come la racchia che si accorge forse un po' tardi di essere stata fregata.
la ex "capitale morale d'Italia" era diventata negli ultimi 20 anni un guazzabuglio di privilegi arido come l'ultima capocomitiva Mestizia Moratti (ma non dimentichiamo il suo predecessore, del genere squallido forte). mi faceva vergognare che Milano fosse esempio e paradigma del peggio, e temuta o invidiata per questo.
ora invece fa effetto che risentire parlare di politica nei bar e per le strade, sembra di vedere più sorrisi e meno prepotenza, si ritrovano amici e si fanno progetti, abbiamo smesso di sentirci monadi isolate con 4 sfigati come noi*.
è incredibile, siamo la maggioranza, anche se è una maggioranza imprevista con un mare di umanità varie, non ben classificabili per età, per censo o altro. c'è la sinistra giovane e web, arricchita dell'approvazione della borghesia o dell'imprenditorialità oneste e dalla tenacia di una comunità cattolica che non si riconosce in Comunione e Fatturazione. molti vorrebbero "fare qualcosa" e nasce un'urgenza civica. il tutto molto luterano, "alla milanese": senza troppa fretta perché si deve fare bene.
tutti si prendono molto sul serio eppure ci scherzano sopra. tutti ricordano le parole di Giuliano Pisapia quando ha parlato in piazza del Duomo appena eletto: "non lasciatemi solo". we won't. e il risultato di ben 9 referendum in città (!) aiuta: apre la strada ad un modo d'intendere la vita comune (più mezzi pubblici, più verde).
farà notizia che per la prima volta il Sindaco di Milano offre il patrocinio al Gay Pride, nella città che con gli omosessuali ha fatto i soldi ma li preferiva faccendieri, cretine o maniaci sessuali nei locali chiusi. abbiamo resistito con dignità al disprezzo e all'indifferenza, come ha detto con stima Giuliano quando ha incontrato la comunità glbt xyz qualche mese fa (l'unico che ha accettato l'invito di "Milano siamo anche noi") e ci ha chiesto il voto.
oggi io mi sento un cittadino. ed è un percorso totalmente nuovo, nel riabituarsi collettivo all'interesse pubblico e al rispetto delle regole (la sfida sarà farle rispettare agli strafottenti). forse riusciremo anche in imprese impossibili: ad esempio capire a cosa servono i Vigili Urbani (negli ultimi anni trasformati in pistoleri ma assenti quando si rompeva un semaforo). oppure come fare bene la raccolta differenziata senza buttare via quasi tutto nell'indifferenziato. così forse i nuovi italiani potranno vedere che qui non vige la legge del più forte o del più furbo.
Milano può tornare ad essere la città "prima fai il tuo dovere, poi chiedi (e pretendi che siano rispettati) i tuoi diritti". è la città che ti accetta perché lavori. città aperta e giusta, senza possibilità di separare i 2 aggettivi. e dobbiamo aiutare come possiamo, è il miglior regalo che possiamo fare alla fatica dei nostri padri - guarda caso- nel 150° dell'Unità d'Italia.
insomma mi sembra di vivere in un posto davvero interessante del pianeta.
* me lo predisse qualche mese fa Luisa Muraro (donna per me importantissima, femminista con
la parola magica). presentata da un'amica in una sera di mio scoramento, mi disse "non perdere la speranza, nulla va perduto, c'è il fiume carsico"... che è arrivato, anzi si è rivelato essere uno tsunami morale.
mercoledì 15 giugno 2011
NO AL TERRONISMO. UN PUNTO DI VISTA MILANESE ATTRAVERSO I VAPORI DI UN BAGNO TURCO.
siccome ha vinto Pisapia ovvero la gentilezza pragmatica milanese e quando mi vinco mi sto sul cazzo da solo, e soprattutto non c'è mai troppo tempo da perdere, faccio un brutto lavoro. pulire sotto i letti non piace ma si deve fare, ogni tanto.
e passo a un lato B del progressista lombardo, ossia di chi capisce le ragioni profonde della Lega Nord. la vuole combattere e cancellare dalla faccia della Terra (o respingerla in Brianza) ma capisce che le ragioni ci sono.
leggo su La Repubblica di oggi che i leghisti non voglio più insegnanti meridionali nelle scuole del nord... fammi leggere bene. in realtà vogliono premiare gli insegnanti che restano a lavorare vicino a casa. perché no? perché no.
a parte la totale demenza de Albero degli Zoccoli che non fa venir in mente a questi trogloditi camuni di premiare un insegnante inglese o spagnolo o africano!!! per lavorare qui (semplicemente perché pensano di non essere all'altezza)... qualcosa mi si agita dentro. penso che in effetti ci sono tanti ragazze e ragazzi del Sud disposti a fare strada e venire a Milano per lavorare. poverini? non credo, viaggiare è anche uno stimolo. certo, se si fermano qui mi fanno pena, anzi non li voglio.
a giudicare dal tenore medio dei discorsi di tante ragazze e ragazzi acefali nel bagno turco della mia palestra, molti scappano dal paesello -funestato dalla famiglia, dal prete, dalla mafia, dalla disoccupazione, dallo sguardo castrante dei vicini etc etc- per venire qui (facendo spreco dei soldi dei genitori) e arenarsi negli happy hour (dopo molti dei quali la tua salute sarà per sempre irrimediabilmente rovinata) o vivere -con lo stipendio di un misero call center o di altro lavoro dove i soldi sono del tipo "tutti e subito" manco fossero rumeni. NON MI VA BENE.
l'altro giorno ho sentito proprio il discorso tra due sceme che -finita la scuola. potevano tornare a casa a mangiare la burratina (sic), a fine luglio perché poi arriva il casino. il discorso è poi continuato con la prova costume, un giro da Zara o H&M (naturalmente nel bagno turco si dovrebbe osservare il silenzio).
ho pensato "sono queste qui le maestre dei nostri figli?". al meno fossero lesbiche (o gay) e mettessero in scena l'amore dello stesso stesso nelle scuole elementari e medie pubbliche (ma non mi sembra si possa). no, vengono qui a svernare in attesa di un domani che non si sa, e forse non importa neppure... uè, non ci sono più neanche i meridionali di una volta!
propongo: paghiamo loro il supplemento e mandiamoli da un'altra parte. forza!
io sono cresciuto sentendomi europeo, e ho dovuto lottare per imparare altre lingue e aprirmi la testa altre culture e punti di vista. continuo a farlo con piacere.
se devo pensare che i miei bambini li debbano educare gli espatriati col centimetro, forse no.
e passo a un lato B del progressista lombardo, ossia di chi capisce le ragioni profonde della Lega Nord. la vuole combattere e cancellare dalla faccia della Terra (o respingerla in Brianza) ma capisce che le ragioni ci sono.
leggo su La Repubblica di oggi che i leghisti non voglio più insegnanti meridionali nelle scuole del nord... fammi leggere bene. in realtà vogliono premiare gli insegnanti che restano a lavorare vicino a casa. perché no? perché no.
a parte la totale demenza de Albero degli Zoccoli che non fa venir in mente a questi trogloditi camuni di premiare un insegnante inglese o spagnolo o africano!!! per lavorare qui (semplicemente perché pensano di non essere all'altezza)... qualcosa mi si agita dentro. penso che in effetti ci sono tanti ragazze e ragazzi del Sud disposti a fare strada e venire a Milano per lavorare. poverini? non credo, viaggiare è anche uno stimolo. certo, se si fermano qui mi fanno pena, anzi non li voglio.
a giudicare dal tenore medio dei discorsi di tante ragazze e ragazzi acefali nel bagno turco della mia palestra, molti scappano dal paesello -funestato dalla famiglia, dal prete, dalla mafia, dalla disoccupazione, dallo sguardo castrante dei vicini etc etc- per venire qui (facendo spreco dei soldi dei genitori) e arenarsi negli happy hour (dopo molti dei quali la tua salute sarà per sempre irrimediabilmente rovinata) o vivere -con lo stipendio di un misero call center o di altro lavoro dove i soldi sono del tipo "tutti e subito" manco fossero rumeni. NON MI VA BENE.
l'altro giorno ho sentito proprio il discorso tra due sceme che -finita la scuola. potevano tornare a casa a mangiare la burratina (sic), a fine luglio perché poi arriva il casino. il discorso è poi continuato con la prova costume, un giro da Zara o H&M (naturalmente nel bagno turco si dovrebbe osservare il silenzio).
ho pensato "sono queste qui le maestre dei nostri figli?". al meno fossero lesbiche (o gay) e mettessero in scena l'amore dello stesso stesso nelle scuole elementari e medie pubbliche (ma non mi sembra si possa). no, vengono qui a svernare in attesa di un domani che non si sa, e forse non importa neppure... uè, non ci sono più neanche i meridionali di una volta!
propongo: paghiamo loro il supplemento e mandiamoli da un'altra parte. forza!
io sono cresciuto sentendomi europeo, e ho dovuto lottare per imparare altre lingue e aprirmi la testa altre culture e punti di vista. continuo a farlo con piacere.
se devo pensare che i miei bambini li debbano educare gli espatriati col centimetro, forse no.
giovedì 2 giugno 2011
... E LA MILANO VERA.
i pubblicitari e le Pubbliche Relazioni, la gente che si occupa di eventi o di internet: una marea di psicotici e bugiardi egoriferiti (ne faccio parte, perciò parlo). queste però sono anche le doti "aspirational" su cui la destra ha fatto leva e che erano diventate un "valore" per stabilire la vergogna di esser povero o esser se stesso che ha sancito il primato di Berlusconi e distrutto la Milano buona (calvinista, cattolica, comunista, pragmatica, sgobbona o ingenua che sia), con la benedizione di D'Alema e di chi lavorava per il Vecchio Ritoccato. dunque fare la comunicazione per Pisapia era come un corso di buona educazione con il surf sulle onde.
ma finalmente li abbiamo fregati, ed è successo QUI a Milano, e posso scriverne. la strategia della finzione (ottima sintesi!, non mia) è crollata. possiamo provare provare a (ri)costruire una Milano e un'Italia civile.
persone come Paola Giulietti e com.unico che hanno tenuto la barra (ho vergogna a scriverlo, conoscendo il pudore della mia amica de toda la vida). devo però farlo perché lo penso dai primi giorni della campagna, vedendo come faceva leva sulla profonda umanità e "imperfezione" di Giuliano (con quel dente un po' storto visibile, segno dell'uomo che ascolta e sa sorridere). e ho notato come in seguito non si accettava MAI la sfida al litigio (che avrebbe trasformato il tutto in una rissa da stadio), spostando l'asse tematico e valoriale sul vento (che fischia - ispira - libera l'aria a purifica E CAMBIA) o sulla forza gentile (Pisapia parolificato, per chiunque lo ha visto di persona).
in comunicazione il merito non è MAI solo del pubblicitario ma anche e prima di tutto del prodotto o servizio. in politica questo "prodotto" è lo spirito: per questo i pubblicitari attenti ai premi del festival di Cannes o di Paderno Dugnano con la politica non s'incontrano quasi mai. e la Giulietti invece sta bene nella mia galleria con Jacques Seguela (Mitterand) o i Saatchi (anche se per la Thatcher) o Shepard Fairey (per Obama) con le dovute distanze e differenze.
nel multimedia e nell'inquinamento d'informazione che ci circonda s'interpreta la società, si deve tenere la barra e si segnalano le vie di reazione ai 20 milioni di euo (!!!) della poco signora Mestizia Moratti. così in un mare di arancio e d'ironia decostruzionista (alimentata dai più giovani, a loro vogliamo lasciare tutto) sono per sempre finiti i concerti di Bryan Ferry (poveretto) che avevano come pubblico 4 ragazzine/i tamarri di Quarto Oggiaro che ballavano con le collanine fluo (comparse pagate) o l'invasione di volantinatori a Orticola che regalavano mele o rose (comparse pagate) o i finti zingari, insomma tutta la m umana di Berlusconia.
se qualcuno ha rimesso insieme la Milano che vale, in nome del vento (e del doppio arcobaleno)... GRAZIE. grazie Paola.
aneddoti.
* tensione pre-risultati. la mia amica Giusi che era tornata a Milano da Barcellona per votare passa da casa mia, ritira la t-shirt cult di Mangoni e mi porta a conoscere una sua amica che abita a 50 metri da me (!!!) che ospita un ragazzo libanese di passaggio che vive anche lui a Barcellona, Miguel chee parla un numero di lingue inimmaginabile. passiamo un'ora a parlare bene (e anche male) di Italia, Catalogna e Spagna, di politici e indignati, di occidente e mondo arabo che tanto diverso da noi NON è. miracolo arancione #1.
* sul tram 14 che ci portava a festeggiare in piazza Duomo lunedì 30 c'è una ragazza che sventola
la mano (vedendomi arancionato) e abbiamo poi fatto dibattito sul tram con uomo vestito da executive, sciura con la borsa della spesa e altri. la ragazza era Cecile, la scrutatrice che il giorno prima non sorrideva ed era poco entusiasta di stringere la mano a Berlusconi che votava e lui l'aveva sgridata. attenzione, mica conoscevo Cecile: miracolo arancione #2.
* ore 19, sempre di lunedì. all'Arci Gay Andrea Pini presentava "Quando Eravamo Froci" un libro bellissimo sulle mutazioni dell'ignoranza e del pregiudizio verso gli amori non classificati che cataloghiamo soto la voce "omosessualità". insieme a lui c'erano Corrado Levi, Gianni Rossi Barilli, Giovanni Dall'Orto... per dare una mano ai giovani dell'Arci Gay e dell'Università Statale a riprendere la parola. quando il ragazzo che
introduceva il dibattito ha avuto esitazione nel sottolineare che la coincidenza era magica con il giorno che "aveva vinto... ", Corrado e poi io abbamo detto "dillo! ha vinto la sinistra ... e non sei omosessuale sei cittadino!" miracolo arancione #4.
* al dibattito sono arrivato col tram 27 dove una signora un po' tonta parlava al telefonino a voce alta, confondendo - con chi parlava all'altro capo della linea - la parola "lezioni" con "elezioni". tutti ridevano della sua invadenza (urlava): ma anche in questo senso vedevo una bonarietà particolare tornare a Milano. la tipa era matta e chiassosa ma tutti ne ridevano. a un certo punto il tramviere parte a fischiettare "Bella ciao". incredibile. miracolo arancione #3.
* piazza Duomo dalle 17 in poi di lunedì 30 non si svuota mai, anzi. si riempie di continuo, solo scende di continuo l'età media dei partecipanti alla festa per Pisapia sindaco. tanta gente, di tutte le età e tutti i tipi, apparentemente estinti. quasi tutti molto educati e composti, insomma milanesi. dov'erano finiti, mi chiedo? forse è finita la farsa, si è rotto lo specchio menzognero. miracolo arancione #5.
* 0re 23.40 sul tram che ci riporta a casa troviamo due giovanissimi, e il maschietto chiede a Claudio se gli regala la trombetta. Claudio risponde NO, e l'altro "dai...". Claudio "NO". il ragazzino "perché?", e Claudio "se no la usi qui sul tram...". il ragazzino "cosa c'è di male, qui sono tutti addormentati e magari si svegliano...". la sorellina dà ragione a Claudio, spiega che il tipo è difficile da controllare, che lei ha 14 anni (!!!) ma lui solo 10, poi va avanti a spiegare che la gente va svegliata parlando, non suonando le trombe. che lei ama il modo, parla già 7 lingue (mi ricordo rumeno, rom, italiano, spagnolo, inglese e indiano). le chiedo "...indiano? e perché?" mi risponde "non lo so, piace, mi interessa, è magico ma posso impararlo solo vedendo i film registrati perché qui si parla poco. appena sale uno che sembra indiano sul tram provo a parlare". in quel momento sale un signore di colore e lei si rivolge a lui in inglese, come a dimostrarlo, ma lui scostante rifiuta e lei continua in spagnolo. lui risponde sorridendo: è di Cuba, lavora all'università e insegna non so che. lei "ah Cuba, el mar... que bonito.. que lindo!!!"
scendo dal tram augurandole "suerte" con il gimme five, buona fortuna soprattutto col fratellino a cui regaliamo finalmente il clacson portatile. è ZINGAROPOLI davvero, ed è il futuro. se i nostri adolescenti non si svegliano, questi hanno il mondo in mano. miracolo arancione #6.
* mi sveglio il mattino dopo, non mi sento più in un posto estraneo. miracolo arancione #7.
ma finalmente li abbiamo fregati, ed è successo QUI a Milano, e posso scriverne. la strategia della finzione (ottima sintesi!, non mia) è crollata. possiamo provare provare a (ri)costruire una Milano e un'Italia civile.
persone come Paola Giulietti e com.unico che hanno tenuto la barra (ho vergogna a scriverlo, conoscendo il pudore della mia amica de toda la vida). devo però farlo perché lo penso dai primi giorni della campagna, vedendo come faceva leva sulla profonda umanità e "imperfezione" di Giuliano (con quel dente un po' storto visibile, segno dell'uomo che ascolta e sa sorridere). e ho notato come in seguito non si accettava MAI la sfida al litigio (che avrebbe trasformato il tutto in una rissa da stadio), spostando l'asse tematico e valoriale sul vento (che fischia - ispira - libera l'aria a purifica E CAMBIA) o sulla forza gentile (Pisapia parolificato, per chiunque lo ha visto di persona).
in comunicazione il merito non è MAI solo del pubblicitario ma anche e prima di tutto del prodotto o servizio. in politica questo "prodotto" è lo spirito: per questo i pubblicitari attenti ai premi del festival di Cannes o di Paderno Dugnano con la politica non s'incontrano quasi mai. e la Giulietti invece sta bene nella mia galleria con Jacques Seguela (Mitterand) o i Saatchi (anche se per la Thatcher) o Shepard Fairey (per Obama) con le dovute distanze e differenze.
nel multimedia e nell'inquinamento d'informazione che ci circonda s'interpreta la società, si deve tenere la barra e si segnalano le vie di reazione ai 20 milioni di euo (!!!) della poco signora Mestizia Moratti. così in un mare di arancio e d'ironia decostruzionista (alimentata dai più giovani, a loro vogliamo lasciare tutto) sono per sempre finiti i concerti di Bryan Ferry (poveretto) che avevano come pubblico 4 ragazzine/i tamarri di Quarto Oggiaro che ballavano con le collanine fluo (comparse pagate) o l'invasione di volantinatori a Orticola che regalavano mele o rose (comparse pagate) o i finti zingari, insomma tutta la m umana di Berlusconia.
se qualcuno ha rimesso insieme la Milano che vale, in nome del vento (e del doppio arcobaleno)... GRAZIE. grazie Paola.
aneddoti.
* tensione pre-risultati. la mia amica Giusi che era tornata a Milano da Barcellona per votare passa da casa mia, ritira la t-shirt cult di Mangoni e mi porta a conoscere una sua amica che abita a 50 metri da me (!!!) che ospita un ragazzo libanese di passaggio che vive anche lui a Barcellona, Miguel chee parla un numero di lingue inimmaginabile. passiamo un'ora a parlare bene (e anche male) di Italia, Catalogna e Spagna, di politici e indignati, di occidente e mondo arabo che tanto diverso da noi NON è. miracolo arancione #1.
* sul tram 14 che ci portava a festeggiare in piazza Duomo lunedì 30 c'è una ragazza che sventola
* ore 19, sempre di lunedì. all'Arci Gay Andrea Pini presentava "Quando Eravamo Froci" un libro bellissimo sulle mutazioni dell'ignoranza e del pregiudizio verso gli amori non classificati che cataloghiamo soto la voce "omosessualità". insieme a lui c'erano Corrado Levi, Gianni Rossi Barilli, Giovanni Dall'Orto... per dare una mano ai giovani dell'Arci Gay e dell'Università Statale a riprendere la parola. quando il ragazzo che
introduceva il dibattito ha avuto esitazione nel sottolineare che la coincidenza era magica con il giorno che "aveva vinto... ", Corrado e poi io abbamo detto "dillo! ha vinto la sinistra ... e non sei omosessuale sei cittadino!" miracolo arancione #4.* al dibattito sono arrivato col tram 27 dove una signora un po' tonta parlava al telefonino a voce alta, confondendo - con chi parlava all'altro capo della linea - la parola "lezioni" con "elezioni". tutti ridevano della sua invadenza (urlava): ma anche in questo senso vedevo una bonarietà particolare tornare a Milano. la tipa era matta e chiassosa ma tutti ne ridevano. a un certo punto il tramviere parte a fischiettare "Bella ciao". incredibile. miracolo arancione #3.
* piazza Duomo dalle 17 in poi di lunedì 30 non si svuota mai, anzi. si riempie di continuo, solo scende di continuo l'età media dei partecipanti alla festa per Pisapia sindaco. tanta gente, di tutte le età e tutti i tipi, apparentemente estinti. quasi tutti molto educati e composti, insomma milanesi. dov'erano finiti, mi chiedo? forse è finita la farsa, si è rotto lo specchio menzognero. miracolo arancione #5.
* 0re 23.40 sul tram che ci riporta a casa troviamo due giovanissimi, e il maschietto chiede a Claudio se gli regala la trombetta. Claudio risponde NO, e l'altro "dai...". Claudio "NO". il ragazzino "perché?", e Claudio "se no la usi qui sul tram...". il ragazzino "cosa c'è di male, qui sono tutti addormentati e magari si svegliano...". la sorellina dà ragione a Claudio, spiega che il tipo è difficile da controllare, che lei ha 14 anni (!!!) ma lui solo 10, poi va avanti a spiegare che la gente va svegliata parlando, non suonando le trombe. che lei ama il modo, parla già 7 lingue (mi ricordo rumeno, rom, italiano, spagnolo, inglese e indiano). le chiedo "...indiano? e perché?" mi risponde "non lo so, piace, mi interessa, è magico ma posso impararlo solo vedendo i film registrati perché qui si parla poco. appena sale uno che sembra indiano sul tram provo a parlare". in quel momento sale un signore di colore e lei si rivolge a lui in inglese, come a dimostrarlo, ma lui scostante rifiuta e lei continua in spagnolo. lui risponde sorridendo: è di Cuba, lavora all'università e insegna non so che. lei "ah Cuba, el mar... que bonito.. que lindo!!!"
scendo dal tram augurandole "suerte" con il gimme five, buona fortuna soprattutto col fratellino a cui regaliamo finalmente il clacson portatile. è ZINGAROPOLI davvero, ed è il futuro. se i nostri adolescenti non si svegliano, questi hanno il mondo in mano. miracolo arancione #6.

* mi sveglio il mattino dopo, non mi sento più in un posto estraneo. miracolo arancione #7.
mercoledì 25 maggio 2011
LA MILANO BIANCA, LA MILANO NERA.
Milano è una città che uscendo dal coma televisivamente indotto, fa quasi fatica a capire che la vita normale potrebbe riprendere... andiamo cauti nel riferirlo ma sembra a tutti di percepire un cambiamento nell'aria, un aumento della voglia di sorridere. ma non è certo misurabile, e siamo nel mondo delle sensazioni... anche se comunque nulla sarà più come prima, grazie a Giuliano, a Milano.questa è la città che ha generato i baüscia ma anche famiglie aristocratiche e progressiste come i Visconti, è la città del lavoro ma da cui troppi abitanti (forse pirati che non la amano davvero) vogliono scappare via nel weekend. viene quasi da pensare che qui come in Spagna esistano 2 città contrapposte che convivono. si discute -e a molti non piace l'idea- che esistano una Spagna anarchica e progressista insieme a quella del franchismo e dell'Opus Dei. ma così è. e se i Guelfi e i Ghibellini sono roba di Firenze, la Milano dell'Arcivescovo di sinistra è quella che ha sancito Mussolini come dittatore e Silvio come imprenditore.

sono stato questa mattina al mercato sotto casa.
ultimo mercoledì prima delle elezioni per l'elezione del Sindaco. volevo vedere cosa dicevano i 2 comitati alla "gente comune", e come la ggente reagiva.
inutile dire che la rappresentanza del comitato Pisapia era bellissima nell'essere - finalmente unita (!)- la compagine più eterogenea possibile. nessun direttore casting avrebbe potuto mettere insieme un gruppo così spaiato.
quelli della Moratti in camicia e della Lega (poveri figli di un Dio perduto per strada) invece arrancavano, insultavano, blateravano di moschee e di degrado. forse erano anche pagati.
ho visto una signora di piglio aristocratico (si nota, al Giambellino) con chignon di capelli grigi alzare la voce a favore di Pisapia ("magari! magaaariii!"). diverse sue coetanee dall'apparenza lobotomizzata invece rifiutavano di ricevere i volantini arancioni.
ieri sera, davanti all'Esselunga di via Washington, 2 megere tipo arpie mentre tentavano di catturare un passante dicendogli che Pisapia ha un programma segreto di cui non vuole parlare... follia pura, che però ha messo radici in Italia, e anche qui... basandosi sulla vergogna di essere poveri, su quella voglia di rivincita per sorprendere i vicini di casa che ha trasformato sottoproletari paranoici in alleati dei ricchi arroganti, usando come copertura il perbenismo ipocrita di stampo mafioso (certo per loro la Famiglia vince, e non per modo di dire).
per la città sarà durissima superare il potere di ricatto che la gang di Berlusconi ha acquisito nel Paese: proprietaria dei media ma anche delle banche, assicurazioni, con troppe aziende amiche e parte dell'opposizione venduta (D'Alema).per fortuna Giuliano Pisapia spariglia le carte in tavola, e lo ha fatto con umiltà a partire dai mercati e dai bocciodromi, da quel silenzio incredulo di fronte al tradimento e alla volgarità in diretta TV. non ti stringerò certo la mano, Mestizia travestita.
io non mi fido di Milano, mia città natale. dovessi considerarla davvero mia madre, è una tipa strana. lavora troppo, è esaurita, si dimentica di te persino se porti a casa il massimo dei voti. mi ha sempre reso la vita dura da quando sono bambino, come dice "Milano Ti Amo (canzone per Pisapia)" degli Egokid "non sarebbe così strano se ogni tanto mi dicessi Ti Amo, Milano". eppure mi ha anche sorpreso, con certi suoi slanci di generosità, l'eccentrica luterana tutto sommato italiana (e per dirla tutta, ed essere antropologicamente corretto, una nonna pugliese per fortuna ce l'ho).
vedremo dunque il prossimo weekend se la capitale immorale è morta, e felice di continuare ad esserlo, o se come molte racchie intelligenti è caduta vittima di un fesso che la raggirava ma è stufa e preferisce recuperare la dignità, a costo di restare zitella.
dovesse mai essere Sindaco Giuliano, certo sarà per lui difficilissimo. questi della Milano negra sono aggressivi, senza vergogna e rabbiosi (vi ricordate cosa facevano durante il Governo Prodi?) e sarà dura convivere con loro. e peggio ancora sarà se questi malviventi (nel senso che vivono male) si renderanno conto che proprio Milano, la tonta sgobbona, si è rotta le palle della loro triste messinscena.
Milano potrebbe davvero aver voglia di girar pagina, come la canzone degli Egokid fa sperare. anzi, forse dobbiamo invitare la gente a sperare di nuovo.
ricordamole con un po' di cinismo (a Milano dovrebbe piacere) che la speranza non costa niente. e sopratuto Berlusconi non lo può comprare.

venerdì 20 maggio 2011
VUTA PISAPIA (ERA: VOTA MANGONI).
Nella stessa notte in cui la sinistra milanese strombazzava o sbiciclettava in corso Buenos Aires dopo aver dato alla compagine di Mestizia Moratti quella lecca (milanesismo per "botta") che nessuno s'aspettava, s'è anche appreso che la lista civica Milly Moratti per Pisapia (come i Verdi dello straordinario Enrico Fedrighini) non entreranno nel prossimo Consiglio Comunale.Qualcuno ha detto con cattiveria che è stato premiato chi ha messo nel simbolo sulla scheda il nome Pisapia a caratteri cubitali. Forse, anzi fosse. Voglio davvero sperare sia vero.
E se qualcuno di sinistra s'è arrabbiato per la scarsa reazione di Pisapia alla canagliata di Mestizia in diretta TV (l'orribile Madame Medusa ci ha provato), forse alla Milano lavoratrice, tranquilla e understata è proprio piaciuto questo. Giuliano non se l'aspettava, no sapeva cosa dire e il peggior affronto all'avversaria è stato non stringerle la mano. Giuliano Pisapia è una persona normale: finalmente uno, in politica!
Non c'è nessuna rimonta possibile per la destra se Milano (che li ha inventati) si è rotta le palle dei baüscia (leggi: spacconi) che in ogni versione, dal faccendiere sfacciato all'ecologista di regime (per non parlare delle bocche strappate al Bar Sport della Lega Nord) affollavano i manifesti elettorali della destra meneghina.
Milano martedì scorso non sembrava lo scenario di una rivolta comunista contro l'unto dal Signore e la Sindaco più inefficiente che si ricordi. Sembrava piuttosto il bambino che ha commesso la marachella e continua come niente fosse, quasi incredulo che non lo sgridino.
La mia sensazione persiste e si rafforza quando vedo lo sguardo curioso di certe sciure (signore) sul tram quando vedono la mia spilla "Pisapia Sindaco". E' come se dicessero con gli occhi "Allora, ci si può ribellare? Davvero è possibile spegnere la TV? Non sono scema/scemo quando mi ricordo che esistevano, prima di Colpo Grosso, OK il Prezzo è Giusto o Drive In... un'altra vita e un'altra Milano?". E' una situazione post-qualcosa, un incrocio tra Lovecraft e il Calendario di Frate Indovino, però detto/non detto come può capitare a Milano.
La razza umana è lenta nelle reazioni, e la tecnologia corre molto più noi. Se ci vuole una generazione nuova per prendere confidenza con le innovazioni e considerarle "normali", ci vorrà certo tempo per capire che i nuovi "progressisti" sono i demistificatori, i cacciatori di bugie. Non a caso un giornale come Il Fatto Quotidiano riesce a sopravvivere senza finanziamento pubblico. Vive dei fatti, ha buona memoria, e ha un'idea chiara.
Per mettere una corazza d'indifferenza alla valanga d'informazioni contraddittorie (o ricatti veri e propri, visto che il potere spropositato di Fuffio è anche economico, non solo televisivo... chissà quanti deboli (o senza coscienza) hanno paura di perdere soldi se non accondiscendono, in questo spaventoso regime soft.
Girando da martedì in questa Milano nuova (la sensazione non è solo mia)e provvisoria; penso che il mondo sia proprio cambiato, come ha dimostrato il nordafrica moderno delle rivolte dove nessuno inneggiava ad Al Qaeda ma tutti volevano libertà.
Con lo sviluppo di internet e delle reti sociali siamo tutti più connessi e più soli/alienati allo stesso tempo, legati ciascuno alla tastiera del computer. E' come se l'eccesso d'informazione capovolga l'importanza di ragione e istinto ed emerga ogni tanto, lento e inesorabile, una specie d'istinto collettivo che dice "adesso basta, non mi freghi più". Come un "fiume carsico" della coscienza collettiva. E non c'è solo Milano, basta guardare la Madrid degli Indignados.
Per mettere una corazza d'indifferenza alla valanga d'informazioni contraddittorie (o ricatti veri e propri, visto che il potere spropositato di Fuffio è anche economico, non solo televisivo... chissà quanti deboli (o senza coscienza) hanno paura di perdere soldi se non accondiscendono, in questo spaventoso regime soft.
Girando da martedì in questa Milano nuova (la sensazione non è solo mia)e provvisoria; penso che il mondo sia proprio cambiato, come ha dimostrato il nordafrica moderno delle rivolte dove nessuno inneggiava ad Al Qaeda ma tutti volevano libertà.
Con lo sviluppo di internet e delle reti sociali siamo tutti più connessi e più soli/alienati allo stesso tempo, legati ciascuno alla tastiera del computer. E' come se l'eccesso d'informazione capovolga l'importanza di ragione e istinto ed emerga ogni tanto, lento e inesorabile, una specie d'istinto collettivo che dice "adesso basta, non mi freghi più". Come un "fiume carsico" della coscienza collettiva. E non c'è solo Milano, basta guardare la Madrid degli Indignados.
Campione di stile libero, l'Architetto Libero da Snobismo e Cantante Confidenziale continua a lottare: ma la battaglia è per Giuliano Pisapia, quell'uomo moderato persino nel sorriso ma capace di ascoltare. Ecco come cominciamo.
Iniziata per gioco e per scherzo, è una pagina bellissima della mia vita di milanese. Potente come la mia entrata in Piazza Duomo a fianco di Franco Grillini per il Pride nazionale a Milano (il 2001?).
El me papà (mio padre) sarebbe orgoglioso di me: vai, Supergiovane per aiutare Pisapia (già dal nome una poesia) contro la mamma di Batman.
lunedì 16 maggio 2011
VOTA MANGONI.
mi hanno chiesto poco meno di un mese fa un aiuto last-minute: occuparmi come direttore creativo della candidatura di Mangoni, il conosciuto architetto milanese e cantante confidenziale per Elio e le Storie Tese.si presentava (si presenta!) alle elezioni amministrative milanesi nella lista civica Milly Moratti per Pisapia e io ne scrivo oggi, a qualche ora dalla chiusura delle urne (prima non ho avuto tempo, e forse anche per scaramanzia non ho usato il blog). l'idea stessa di usare la lista civica dell'arancia, e una Morattitudine positiva contro quella negativa, incompetente (e sleale) mi pareva un buon inizio, un ottimo contrappunto ideale.
perché mai è sceso in campo Luca Mangoni? "perché mi sono rotto i coglioni" ha ben sintetizzato l'Architetto antisnob rispondendo a un ragazzo che glielo chiedeva nel bagno di folla a Milano Libera Tutti, concerto di martedì 10 davanti alla Stazione Centrale.
quella sera Mangoni (candidato) non poteva -per par condicio- salire sul palco ma è stato sufficiente girare tra il pubblico della piazza per constatare la sua popolarità... anche se poi molti non votavano a Milano città o molti pensavano che -in linea con la tradizione Elia- quello della candidatura fosse uno scherzo o una boutade...
ma l'effetto che faceva la nostra comunicazione. e vedere gli occhi esterefatti di chi riceveva il volantino col Mangoni politico vestito da uomo d'ordine e onore ed un semplice titolo come UMILTA' oppure DISPONIBILITA' mi ha fatto un certo effetto. vedere chi voleva collezionare tutti i miei "annunci" in quanto rarità da collezionista... non capita con gli annunci per il disinfettante per il bagno.
l'intera campagna è dunque stata una sfida bellissima: Music Production e Vittorio Cosma alle bombe audio, la squadra di Hukapan per l'organizzazione, Jekyll&Hyde per l'art direction e la presenza di Elio medesimo.
se in vita mia ho lavorato a prodotti, progetti, associazioni e cause di ogni tipo: assorbenti interni non essendo donna, settimanali cattolici non essendo credente, detergente antibrufoli avendo 40 anni e pompe funebri essendo vivo. ma la politica mai. e non poteva capitarmi occasione più interessante di un candidato così anomalo e particolare.
certo, dovevo "restare in linea" con la poetica di Elio &, che però stimo da anni, ho seguito questa lunga traiettoria artistica con curiosità, come un fan e Mangoni è uno degli avatar / nuclei tematici che mi sono piaciuti di più. dunque ho scritto e fatto quel che mi sembrava giusto. ed è andato tutto liscio come l'olio nonostante il bisogno di tener la barra dritta e sostenere la pressione del tempo.
Elio e le Storie Tese è lo scherzo che fa sul serio.
abbiamo così scelto di fare una campagna di valori per Mangoni Candidato Ideale con cartoline / jpg dove adottavamo parole forti e poco usate dai politici italiani.
c'è stata anche una serie di minicomizi (parodia della discesa in campo storica di Nonno Silvio) per lanciare il Discorso dal Balconcino di Mangoni.
e per nodo centrale del mangoni-pensiero una serie di filmati "Candidato Ideale Cittadino Esemplare", a mettere in chiaro che eticità e rispetto reciproco (o per l'ambiente) in una società multietnica e policulturale dobbiamo metterli in campo ciascuno per tutti. non costa niente, ma forse per questo van così poco di modo nell'italia berluscona e arraffona.
il lavoro più affascinante è stata la decostruzione dell'idea di comizio. andare contro lo spettacolo pattumiera che la politica ultimamente dà con uno spettacolo divertente ma puntuale, e in conquista di voti, era davvero una sfida. discorso preregistrato, applausi e fischi di disapprovazione erano una chiamata a complicità per il popolo di Mangoni davanti a una politica che se la canta, se la suona e se la apprezza da sola.
Fratelli d'Italia e O Mia Bela Madunina la eseguivano un gruppo mariachi, ossia nuovi milanesi, presenza extracomunitaria ed extraordinaria. per i posteri e gli assenti giustificati, abbiamo anche cercato di rendere la forza dell'irripetibile evento montando il filmato web.
e adesso, tra qualche ora vedremo da che parte va Milano. ha ragione Celentano quando dice che sono elezioni storiche comunque. o si cambia o è morte definitiva per la Milano leggera e vivace soffocata per sempre dal cemento e dai soldi dell'Expo.
(in progress, poi riscrivo anche il testo del blog, aggiungo figu e aneddoti)
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