martedì 10 novembre 2009

POESIA, CHE MI GUARDI ?

"Poesia poesia, sembra che non ci sia", e mi torna alla mente una canzone kitsch di Cocciante interpretata da Patty Pravo. Per parlare di un evento cui tengo molto: al Cinema Mexico (sembra che vada al cinema solo lì!) arriva POESIA CHE MI GUARDI di Marina Spada.
Oltre ad essere un film documentario molto bello (pare), innovativo nella struttura narrativa (la poesia dà i ritmo narrativo), riporta tra noi Antonia Pozzi, poetessa e fotografa: una tre le voci più originali del '900 -e non solo italiano-.

Dicono che la creatività femminile nella storia offre pochi esempi: ti credo!
Se eri Saffo trovavi o no nel medioevo monaci disposti a non copiare le tue poesie e distruggere gli originali? Ugualmente, negli anni '30 A MILANO (non in Swaziland) Antonia Pozzi pur essendo una ragazza BENESTANTE si è suicidata: i suoi stessi amici e coetanei le dicevano di lasciar perdere: querula o "troppo femminile"... come se "femminile" fosse un insulto!

Sono amico e fan di Marina Spada: sarò orgoglioso di vedere dove ha portato il suo sguardo discreto e inesorabile dopo l'incantevole COME L'OMBRA.

"Per riflettere sulla poesia e sulla sua necessità", dice l'invito al Cinema Mexico. Tema attualissimo -direi- dopo la morte di Alda Merini. Che ricordo ancora anni fa, seduta per gioco alla cassa della libreria Chimera Magazine di via Cicco Simonetta, appena rientrata a Milano. Burbera, fin antipatica. Magnetica, polemica. L'incongruenza della sua figura con i funerali nel Duomo e la camera ardente in Comune mi ha fatto pensare proprio ad Antonia Pozzi, o ad un altro uccellino troppo fragile per i tempi in cuiha vissuto, Liseli Marazzi Hoepli che la figlia ha celebrato in UN'ORA SOLA TI VORREI.
Tre vite drammatiche di donne della stessa città, la mia, Milano: sarà mica un posto che con la poesia ha un rapporto drammatico?

Forse le donne che non giocano al ribasso ci invitano a distogliere l'attenzione -anche solo un'ora- dall'omologazione e andare oltre il tempo: POESIA CHE MI GUARDI.

sabato 31 ottobre 2009

Quel Fastidio Chiamato Donna.

Parlo come uomo, e in tutta sincerità: la cosa più bella, ma anche la più spiazzante, è la differenza che le donne portano nella vita. E' un punto di vista che s'impiega una vita a capire, e una vita non è abbastanza. Dalla notte dei tempi quello che le donne non dicono o dicono (quando le lasciano parlare), continua ad avere il suo bel che d'imprevedibile.

E adoro le donne in ruoli di responsabiità: la loro presenza apre alla Ragione nuove strade, è un elemento che non si riesce a inquadrare secondo le logiche dei maschi. Sono più inclusive, più lungimiranti e più modeste. Mi ha incantato, per esempio, l'intervista con cui la Presidenta del Cile, Signora Bachelet ha annunciato che non si ricandida: ha altro da fare, e ha già dato. Pochi uomini sarebbero altrettanto distaccati.

Mi piace insomma ascoltare le donne, e per educazione familiare (mio padre!) sono portato a domandarmi, quando non sono d'accordo con una donna, se è davvero divergenza d'opinioni o una variazione libera nel campo della misoginia.

Cioè, anche a me talvolta tocca i nervi un'osservazione o un modo di fare proprio a partire da "quella" ineffabile incomprensibilità... e devo ammetterlo: ogni uomo prova il Fastidio della Donna.

Finché sta tra i fornelli e gli orchi possono ammazzarla nell'intimità domestica, bene. Ma se avrebbe l'intelligenza per diventare Presidente della Repubblica (Emma Bonino), o riesce a diventare Presidenta della Confindustria (Emma Marcegaglia), la si ignora.

Sto seguendo e apprezzando molto i richiami alla serietà nazionale di Emma Marcegaglia. Per posizione personale e familiare potrebbe - come dice la mia amica Daniela (imprenditrice anche lei) - passare il suo tempo a spazzolare i levrieri afgani. E invece no: eccola, a settimane alterne, ricordare che le banche devono concedere prestiti o gestire i rapporti creditizi guardando in faccia le persone e non i fogli di carta, che gli sgravi fiscali sono possibili se si taglia la spesa pubblica improduttiva ...o ancora di più "Questo paese ha bisogno di tornare ad essere un paese serio". Chissà perché m'immagino che mentre lei s'impegna a dire cose così sensate, i maschi pensino ai tagliolini al limone che sbaferanno di lì a poco.

Meno male che il mio terzo idolo femminile non si chiama Emma anche lei, ma Mercedes: la Señora Bresso, miracolo laico e Governatora del Piemonte di cui -foss'anche solo per lei- vorrei ancora essere cittadino. Uh, come si difende bene alla sola possibilità che non la ricandidino perché -ohibò- non piace all'UDC (per me, una vera onoreficenza).

Per auspicio alla comprensione della Donna ecco il link a un'affascinante mostra, a Parigi fino a Maggio prossimo, MADAME POMPIDOU <<< Mamma, ho imparato a fare i link!

mercoledì 28 ottobre 2009

ZONA MELMA: Lapo, Patrizia, Piero, Natalì, Brendona. E Coso Signorini.


Qualcosa si può dire a proposito della vicenda Lapo di qualche anno fa e l'affare Marrazzo. Queste due marmellate del T'incul Pop mediatico nazionale mettono in luce, e speculano su oceani d'ignoranza: la differenza tra persone transessuali e persone transgender o cosa spinge ad alcuni comportamenti omosessuali, in particolare da parte di chi ha bisogno che l'altro uomo porti la parrucca.

Come uomo che ama gli uomini, non è il mio stile e adoro i travestiti per la loro verve spettacolare. Ma cerco di capire, con rispetto, perché siamo in piena "zona ombra", quella parte della coscienza dove comanda il Desiderio, con cui ognuno fa i conti come può (e su cui le religioni speculano).

Immagino che la parrucca dell'altro possa essere un divertente alibi per alcuni (che magari criticano il Gay Pride in quanto volgare).
Ma non apprezzo certo che questi maschioni cercano la compagnia di transessuali costretti per necessità a mantenere ciò di cui farebbero a meno...
E a giudicare dai numero di trans brasiliani attivi in Italia, questi uomini in Italia sono un esercito. Come conferma in un libro bellissimo letto anni fa, "Princesa" (che ha ispirato anche la canzone di De Andrè), Fernanda Farias De Albuquerque, racconta che per chi viene come lei da un inferno machista (il Brasile), l'Italia è il paese di Bengodi, visto il numero di maschi che vogliono l'attrezzo attaccato a una persona d'immagine femminile. Credo si tratti di rappporto irrisolto con la madre o qualcosa del genere. Zona paludosa, dove se piove è un inferno.
E più che incomprensione, provo rabbia. Trovo che un "capriccio del desiderio" borghese (o l'incapacità di mettere a registro il proprio desiderio) speculi sulla debolezza dei più poveri: e se le brasiliane per povertà ignoranza o altro fomentano il Circo Barnum della confusione, è appunto "zona ombra" che diventa zona melma peggiorata da povertà o ignoranza o necessità.

Il caos generato è anche un insulto per le/i transessuali o transgender che vivono con dignità e riservatezza il proprio destino e chiedono rispetto. Speriamo se ne stiano tranquilli/e nella loro nuova identità anagrafica, indifferenti a questo troiaio.

Il finale delle due storie poi, è la cosa più deprimente. Come il bambino viziato che si libera di un giocattolo rotto e lo butta via, anzi finge che non era il suo.
Nel caso di Lapo, saremmo diventati tutti più ricchi con un "grazie!" del prestigioso ereditiero alla Patriziona che l'ha salvato.
Lapo avrebbe messo a tacere le voci che dicevano fosse arrivato all'ospedale in reggicalze pure lui, che frequentava "quelle persone" da tempo... E altro che il marketing alternativo di cui si occupa ora: avrebbe dato al Paese un lezione di generosità e civiltà. Ma una scusa riesco a trovarla: forse non l'ha fatto perché FIAT è stata ricattata, e i giochi erano più grandi di lui.

Il Governatore del Lazio invece, sedicente padre modello che pagava cifre esorbitanti per prestazioni abbastanza comuni, poveretto. Nel tentativo di salvare la sua reputazione si faceva ricattare (senza denunciarli) da Carabinieri trasformati in delinquenti (informati dalle trans?) che lo avevano filmato nudo, con la camicia...
Vada pure in un Monastero a pregare. Lui i ricatti li ha subiti senz'altro.

E i due casi sono uniti: da chi? Da Silvio Berlusconi e Coso Signorini!
Sono il Proprietario e il Direttore del settimanale che pubblicò l'intervista alla Patrizia di Lapo. Il Presidente del Consiglio e Proprietario della Rivista quella volta non ne seppe nulla, ma stavolta -perché si pensava che nel filmino ci fosse lui- avverte il Governatore del Lazio che aver visto il filmino con la Brendona... che gentiluomo!!!

E' il caso di dire: la Rivista ("Chi", nel caso) è al potere.
E si usano strumenti della Rivista, la "cultura" del Bagaglino o dei film di Pierino per aspergere di Zona Melma la realtà. Non sfugge in questo l'operosità di Coso Signorini.

E questa è la camera di consiglio del Presidente del Consiglio. Un ruolo svolto davvero alla bassezza della situazione.

lunedì 26 ottobre 2009

DI ME COSA NE SAI.


E' un film bello e intenso, che vale un viaggio fino al Cinema Mexico di Milano, l'unico in città che ha il coraggio di proiettare documentari, e scomodi pure. DI ME COSA NE SAI racconta in modo divertente e poetico, maliconico e polemico le circostanze della scomparsa del cinema d'autore italiano: perché autori tipo Liliana Cavani stanno fermi da anni? Perché è scomparso il loro pubblico? E perché mai il pubblico che vedeva film cha avevano anche un enorme successo nel mondo è scomparso?

Per coincidenza è Dino De Laurentis, produttore cha ha fatto nascere capolavori del cinema italiano, e non un comunista, a ricordarlo: con una legge oggi dimenticata un governo guidato da uno statista socialista spostava gli aiuti di stato dai film di coproduzione (e successo) internazionale ai film di capitale unicamente italiano, un'operazione che metteva a rischio bancarotta i produttori italiani già bersagliati da censura papista. E i produttori andarono a vivere all'estero, o fallirono con pellicole di stampo paesano.

Che coincidenza: erano gli anni in cui gli americani facevano di tutto per favorire il loro cinema, per coincidenza arrivava la televisione commerciale in Italia, e per coincidenza il governo che toglieva l'aria al cinema italiano era lo stesso che dava permesso alle TV Mediaset di trasmettere.

Per coincidenza ho scoperto di pensare nel 2009 quel che Federico Fellini intuiva, ossia il passaggio dell'immaginario collettivo da livelli di elaborazione del fantastico di tipo cinematografico al balbettio da pubblico televisivo.

DI ME COSA NE SAI ci mostra un Fellini furente: aveva denunciato Mediaset perché non voleva fossero interrotti i suoi film con la pubblicità, e Berlusconi gli risponde dalle sue TV con una volgarità che il tempo restituisce intatta. Gli dà del matto e fa complimenti alla recitazione di Giulietta Masina in "Ginger e Fred" con un orribile misto di maschilismo e paternalismo.

DI ME COSA NE SAI fa pensare che gli americani han puntato sul cavallo giusto. Botte piena e Italia ubriaca. Con la loggia Propaganda 2 potevano ben smettere di combattere il comunismo comperando le menti e il gradimento del pubblico: e facendo pure i soldi, vendendo telefilm alle TV e polpettoni di effetti speciali ai multisala.

Per coincidenza i programmi di Maria De Filippi oggi si registrano nei teatri di Cinecittà dove Fellini girava i suoi capolavori. E per coincidenza i telegiornali Mediaset fanno una selezione notizie con uno stile che tiene conto del gradimento espresso dalle rilevazioni Auditel.

Si racconta di un disastro poetico, ma non si chiude con una visione negativa assoluta. Su un popolo antropologicamente imprendibile come quello italiano è meglio non dare giudizi definitivi: DI ME COSA NE SAI.

giovedì 22 ottobre 2009

CUCCURUCCUCU, TOMORROW.


E' in vendita un nuovo disco di Amanda Lear, e allo stesso tempo si può ascoltare in anteprima un pezzo "civile" dal nuovo lavoro di Franco Battiato. Radio Pavlov non è sorda, e ne approfitta per scrivere di politica e dell'Italia. Due benchmark, due facce popolari della scena italiana, due illusioni necessarie per me mi spingono a scrivere dell'Italia che è, che non è stata, che chissà se sarà.

Amo Amanda Lear, ma è un buco nero (per me) la sua partecipazione a N programmi pattumiera della TV commerciale italiana. In Inghilterra aveva David Bowie, Bryan Ferry e Brian Jones; in Spagna Salvador Dalì, in Francia recita a teatro, qui -oltre a cantare Tomorrow coi CCCP (l'ho vista quasi nuda, in un abito a rete, ricevere sputi punk sul palco d'un Festival dell'Unità con Giovanni Lindo Ferretti)- riusciva a fare Il Brutto Anatroccolo.

Franco Battiato che ho sempre apprezzato (soprattutto ai tempi di Ethika fon Ethica e Il Silenzio del Rumore), e ha avuto una stagione d'impegno (come me) nel Partito Radicale, invece oggi sbotta e la canta tutta http://xl.repubblica.it/dettaglio/79118.

***

Non viviamo in una dittatura, ma in una pervasiva e gentile paranoia pulviscolare, una nebbia elettronica che riempie e sporca l’aria che respiriamo. Anzi le dà senso.

E’ la P2 che ce l’ha fatta a smetterla coi mitra, con l’infiltrarsi nell’estrema sinistra o mettere le bombe sui treni (non serve più). L’abilità è stata lavorare sugli istinti, le pulsioni e disinnescare la ragione.
Pensare, a cosa serve? Bisogna divertirsi!!!

E’ una forma d’ipnosi che usa stile e seduzioni della pubblicità*, confonde serio e faceto, distrugge il senso comune (ma potenzia il razzismo paesano!): è il quieto vivere venato d'isteria del villaggio globale. Tanti problemi, soprattutto inventati. E la domenica, a Messa!

Davide Mengacci ha fatto per anni le prove generali: nelle feste di paese su Rete4 ha detto a tutti “la tua erba è la più verde”: il fascismo è un joker gentile dai capelli impossibili. Questo è poi diventato il popolo della libertà: razzisti del bar sport a nord, collaborazionisti di mafia a sud ed ex fascisti che dimenticano il loro storico senso dell’ordine al centro. Anche quello, non serve più.
L’importante, anzi l'essenziale è che non votino mai gl’immigrati: lavorino, e zitti! Oppure che affoghino nei loro barconi! E chiamiamo extracomunitari anche quelli che ormai sono europei quanto noi. E potrebbero venir qui tutti.

Quand'ero bambino sognavo che arrivassero gli stranieri (o tanti negri!) a rendere più allegro Gratosoglio (quartiere squallido ove vivevo). E quando tornavo a Milano dai primi viaggi di lavoro all'estero, anni fa mi sembrava di viaggiare indietro nel tempo... Lì siamo rimasti! Adesso che "gli stranieri" ce li abbiamo, non sappiamo cosa farcene, e inventiamo sagre della polenta morta per sentirci soli come prima.

E’ un’Italia neotribale, nutrita di orgoglio paesano (un trito mix di pregiudizio "dalla parte della ragione", presunzione da arricchiti, e fashionismo da ex tamarri) in una nazione che è tale solo per contiguità geografica. A partire agli anni '50 del secolo passato unita a stento dalla TV pubblica, e tenuta insieme adesso da quella commerciale per vendere cibo aspirational per cani e gatti). Uè, spendere è bello, a studiare si fa fatica... E poi a cosa serve?.

La destra (con troppa sinistra era sinistramente zitta) ha lavorato sulle tenebre per negare il negativo e annullare la fatica di vivere a favore del tempo libero: BISOGNA DIVERTIRSI!
Il tocco magico, il lievito aggiunto dalla medusa in politica è stato trasformare l’invidia in emulazione per far pensare a tutti: "Io non sono un sfigato". Grazie al gioco a premi e all’esibizione della bellezza, è arrivata la vergogna della povertà e dell’umiltà.
Non esistono più gli operai, i poveri, non esiste neanche più la tristezza.

E nel teatro stravolto del benessere esibito, tutto si confonde: in prima linea gli onorevoli, i ladri, le puttane, gli evasori: se sono furbi, che male fanno? Lo faremmo tutti! Insieme a loro mettiamo anche i bambini al luna park, i calciatori e le mogli ballerine, le estetiste, le vecchie che cucinano il pollo con l'Antonellina... e la vita è finalmente una telenovela che guardiamo mentre ci facciamo una lampada UVA.

Soprattutto ODIO PER CHI NON CI CAPISCE!!! (chiamiamoli comunisti, per non sprecare fiato e fantasia): creano problemi alla "nostra" felicità, all'unico stato dell’esistenza riconosciuto dal bingo massone endless e spensierato.

Quando serve, alzare un po’ la voce. Pulsioni atavismi rancori. E patiboli mediatici. Sbattere in galera Wanna Marchi (che a differenza di tanti vendipentole divenuti Onorevoli o Senatori era solo visibilmente una kolossale Stronza), eliminare il Direttore del giornale cattolico che criticava il governo ma forse era fufi, ridicolizzare il Giudice che ha condannato l'azienda del Presidente del Consiglio: ha i calzini di colore orrendo, va dal barbiere = è volgare! E all'Onorevole che forse va con le trans, cosa piace? Il manico? la patatina finta?

E’ l'esaltazione elettronica neotribale: con una violenza solo verbale (ma chissà se gli togliessimo l’osso dai denti, o togliessimo i circenses).

E la Bellezza è maschera e garanzia di Verità, Onestà, Correttezza. E' il Made in Italy amooooreeee, anche Stefanoe Domenico votano Silvio e lo invitano alle feste. Filosofia Loren, e il manicheismo diventa manicure.

Per quanto riguarda la cultura, tranquilli: il M'incul Pop è democratico. Mondadori, Electa, Einaudi, Rete4 e i film di Woody Allen sono nelle stesse mani (basta che funzioni, appunto). Gramsci servono daripiano alle friggitrici. E anche D’Alema scrive per le case editrici del "nemico", che foraggia le Iene, lo Zelig e il Gabibbo.

*Anni fa un mio amico e “fratello maggiore”, Enzo Baldoni, m’invitò: “Devi assolutamente vedere un film che mi sono distrutto per avere, e proietteremo qui a Milano. E’ un film sul pensiero di Noam Chomsky”.

Allora non conoscevo Chomsky, non sapevo che disastro ci aspettava. Adesso Enzo non c’è più, e di queste cose Chomsky già parlava. La fuffa, come premio e consolazione.

L’Italia non è un caso isolato, ma un esperimento riuscito. Mentre i compagni disprezzavano le canzonette e vendevano libri Einaudi senza leggerli troppo (o leggendo solo quelli, senza ascoltare le canzonette), Berlusconi sulle canzonette ha costruito un futuro di ricchi premi e cotillon ("Voulez-vous un rendez-vous, tomorrow?", e s'è comperato l’Einaudi. Cuccuruccucu.

ADESSO, QUALE BONIFICA E’ OGGI POSSIBILE?
CURIAMOGLI IL GIARDINO, DAI...

mercoledì 7 ottobre 2009

BRAVO ZUPPERMAN!




Davanti a una di queste foto mi viene in mente la barzelletta dei Carabinieri che, vedendo Zorro sulla montagna fermare delinquenti con un'agilità a loro impossibile, lo applaudono "Bravo Zupperman!". Ma queste foto fanno ridere meno di una barzelletta sui Carabinieri...

Tale Pasquale Putignano, 28 anni e palermitano, spera di trovare lavoro nel mondo dello spettacolo, e per farsi notare a questo scopo ieri si è nuovamente piazzato davanti alla residenza romana di Silvio Berlusconi.

Il problema non è se in Italia ha più ragione (o carisma) la destra o la sinistra, ma il fatto che antropologicamente il paese è in stallo, se son in piena regressione allo stadio infantile e forse tornerà allo stato fetale (ancor più, sì all'aborto!).

Il problema è che la sinistra italiana (guidata da campioni come D'Alema o Veltroni, che mentre il mondo cambiava -nei '70- erano chiusi nelle sacrestie della FGCI) ha permesso che Berlusconi prendesse in mano tutti i valori dell'intrattenimento popolare, attraverso la televisione privata. Né D'Alema -che per Mondadori scrive- ha fatto la legge sul conflitto d'interessi.

Al punto che oggi Iva Zanicchi è un eurodeputato, Gerry Scotti un Senatore della Repubblica, le donne che vendono il loro corpo vogliono diventare almeno Consiglieri Regionali e Mike Bongiorno sembra quasi un martire di sinistra.

Guardate il bel Pasquale: non gliene frega nulla del Lodo Alfano, lui vuole andare ad Amici, diventare uno starletto, e mette in mostra la sua virilità nel costume aderente di Superman. "C'è posticino per me?" sembra dirci.

Il "problema italiano" non è la risibilità umana e politica di Berlusconi, ma il fatto che non ci fa neppure pena. La sua TV privata ha cencellato la soglia di decenza, pudore e vergogna; gli ex cafoni di Ignazio Silane vivono secondo il Vangelo de L'Oreal, determinati a sarebbero disposti a qualsiasi pagliacciata per diventare comparse. Metà profezia di Pasolini, metà di Andy Warhol.

E non abbiamo né kryptonite né medicine miracolose per trattare Pasqualino.

mercoledì 30 settembre 2009

Le Nozze di Sodoma.


C’è un libro che invito a leggere perché parla in maniera laica di un tema su cui anch’io non sapevo cosa pensare esattamente (vorrei mai sposarmi?), e perché è un gran bel libro.

Qualche mese fa m’hanno invitato a presentarlo alla meritevolissima libreria Shake (dove ogni tanto faccio un po’ di agit-prop sulle tematiche glbt e xyz) e prima di quel momento mai avrei pensato di leggere un libro scritto da un docente di Diritto, più precisamente di Filosofia del Diritto all’Università di Bergamo.
Ho letto il libro non d’un fiato, ma al contrario trattenendolo per aumentare il piacere: prendendo tutte le pause possibili per apprezzarlo senza sprecarlo, cercando di non finirlo subito, ridendo sul tram come un matto, amando sempre più pagina dopo pagina l’autore che ancora non conoscevo, Persio Tincani.

Il libro si chiama “Le Nozze di Sodoma – La morale e il diritto del matrimonio omosessuale”, ed è edito da l’Ornitorinco edizioni (nome d’animale che risveglia i miei ricordi di bambino maniaco di zoologia e animali rari).

Alla presentazione, oltre al meraviglioso Persio (no è il mio tipo, parlo d’intelligenza e simpatia), c’era anche l'adorabile Franco Grillini, titolato più di me a parlare sul tema e persona che, se non avete mai visto live, v’invito a seguire: è uno spasso per senso dello humour, puntualità e una capacità di argomentare inesorabile, puntellata di surreale preso dal quotidiano.

Non si raccontano i libri, ma l’effetto che ti hanno fatto almeno sì: e questo libro mi ha liberato, rendendomi cosciente di un trauma primordiale.

Mi ha rivelato (e reso furente per) una discriminazione che avevo sempre intuito ma a cui non avevo dato contorni precisi, per omofobia introiettata e per la disistima con cui veniamo storditi noi uomini che amiamo gli uomini e donne che amano le donne.
Il fatto stesso di chiamarci qualcosa-sessuali (eterosessuale è una definizione data solo per ratificare la differenza, a nessun genitore salterebbe in mente di dire al figlio “Come sono felice tu sia eterosessuale…”) e il nostro letto è subito in piazza.
Se siamo uomini s’immagina che lo prendiamo o lo mettiamo nel culo, in spregio a qualsiasi rispetto ed educazione, mentre –ovviamente- gli etero invocano privacy anche quando sono satrapi di 70 anni che vanno con una sedicenne.

Dice Persio “La discriminazione è possibile a patto di introdurre in via preliminare un’asimmetria cognitiva: tu non puoi sapere nulla della mia vita intima ma io posso sapere tutto della tua”: e parte così la distruzione della nostra “normalità” e intimità, quando normali non possiamo più essere perché siamo la cosa dal nome vergognoso. Né ci si può chiamar fuori definendosi mellifluamente (pateticamente) “omoerotici”, “omofili” o come si usava negli anni ’30 “uraniani”: il marchio a fuoco sulla coscienza è stato fatto, e se ti metti in pubblico è a tuo rischio e pericolo. Dunque meglio chiudersi in casa come gli amici gay del Ministro delle Pari Opportunità Maria Rosaria Carfagna che la rassicurano esibendo una lingua da cocker che “la discriminazione non esiste più”.

“Le Nozze di Sodoma” ha tanti momenti forti, come quando difende la liceità e la bellezza dei Gay Pride da coloro che li giudicano pacchiani: nessuno vieta il Carnevale o i raduni degli Alpini anche se ridicoli riescono ad esserlo altrettanto. Racconta l’odiosa formazione dell’idea di diversità, e smonta le basi della discriminazione, in maniera ancora più precisa e amabile perché Persio non è gay. Dunque non è autodifesa: dare valore all’amore omosessuale e proteggerlo è civismo.

Riporta l’articolo 3 della Costituzione “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” e fa notare che non esclude le coppie dello stesso sesso dai benefici del matrimonio: dice precisamente che il matrimonio è la forma naturale di società che due persone si danno.
A meno che “natura” significhi frizione genitale a scopo procreativo: cosa che non può essere per persone dotate di raziocinio. Altrimenti dovremmo sciogliere forzatamente i vincoli matrimoniali delle coppie uterosessuali sterili e costringere i due malcapitati contraenti a rimediare all’errore di Natura e copulare con altri per rimetterli in posizione nella catena di montaggio riproduttiva che ci omologa ai conigli o criceti in gabbietta.

La Natura è un’invenzione letteraria, una convenzione che cambia da cultura a cultura di epoca in epoca: solo le religioni (e vieppiù quelle monoteiste col dio padre e il prete carabiniere che lo rappresenta) usano questa cianfrusaglia per cementare il loro rapporto con i fedeli facendo leva sulla paura.

E la regina delle paure è la paura della sessualità, il timore di scoprire il piacere altrui, vedere cadere quel monumento di cartapesta che è la propria identità. Per il timore che “magari ti piaccia” devi demonizzare gli omosessuali, bollarli e chiuderli in un ghetto verbale e morale. E non vedere, non riconoscere… (anzi nel caso, meglio ridicolizzare) il loro amore pur così resistente alle avversità.

Scritto da un anarchico come Persio, “Le Nozze di Sodoma” ha fatto di me un cittadino migliore (almeno migliore di prima) perché a guardar la civiltà in cui viviamo al momento e i politici di questa convenzione geografica chiamata Italia viene il mancamento.

Ci sarebbe da raccontare in questo senso un’appendice horror: la seconda presentazione del libro, alla Festa del PD di Milano.
Nella zona dibattiti della Libreria si confrontavano sui temi del matrimonio e della genitorialità omosessuale le varie correnti del partito (quella di Ignazio Marino e Bersani, la mozione Franceschini non era neppure presente all’incontro) con alcuni scrittori e i loro amici. Il rappresentante della lista Bersani ha detto –sminuendo il fatto quasi fosse una spiacevole e inevitabile tassa da pagare- che la presenza nel partito di centrosinistra della poco onorevole e omofobia Paola Binetti è frutto di una pressione/ricatto dell’Opus Dei sul partito.

Ma appunto, siamo nell’horror che viviamo tutti i giorni: forse è meglio leggere un libro.