sabato 24 dicembre 2011

UN ALTRO NATALE.

bello quest'anno il Natale: anche se ci frega giorni di ferie, ridimensiona la festa a quel che è: una bolgia consumista (per giunta quest'anno depressa) + il risveglio di una generica e diffusa bontà generale (effetto collaterale della shopping therapy) + il senso di appuntamento spirituale per chi crede al figlio di un Dio incarnatosi in Palestina 2012 anni fa (e tra l'altro non è giusta né la data né l'anno!, le spostarono per farle coincidere con le feste di dei pagani precedenti). comunque sia, per le 3 esigenze citate basta e avanza una domenica con la iunta del lunedì di Santo Stefano. martedì si lavora o -se hai ferie maturate- ti prendi un po' di vacanza.

quest'anno sarà anche meno forte il senso di straniamento per tutte le coppie e famiglie "anomale" soprattutto qui, nelle paludi non bonificate del Vaticano. 362 giorni per guadagnarsi uno spazio, un ritmo e un equilibrio nell'indifferenza generale, poi arriva la tortura della messinscena natalizia. come una polaroid sbiadita, una felicità fittizia e obbligatoria.
è stato il mio incubo per anni e ne avevo conferma leggendo qualche giorno fa Minorités, il blog di Didier Lestrade, giornalista tagliente di Tetu versione 1.0

insomma, se gli omosessuali (come anche le amanti/donne etero in situazioni tipo "Buonasera Dottore" di Claudia Mori) o tutti quelli che vivono un amore "differente" odiano il Natale, quest'anno quasi non se ne accorgeranno.

poi ho pensato a tutti i non cristiani che vivono qui in Occidente, tipo le ragazze che lavorano nei centri massaggio cinese o i ragazzi arabi che fanno lavori pesanti nei macelli. anche per loro sarà meglio vivere un po' meno quella falsità stonata che chiamiamo Natale. o no?
e per concludere mi dico: che gliene fregherà del Natale in Corea del Nord dove stanno piangendo la recente morte del loro "caro Leader", quello il cui compleanno era festa nazionale (tipo Natale)?

finché stasera, mentre leggevo di fatti, auguri o scherzi di Natale, trovo una notizia: Kim Jong-un (eccolo qui), figlio minore del dittatore coreano Kim Jong-il è stato designato "grande successore" invece del primogenito Kim Jong-chul perché papà giudicava Chul del tutto inadatto, "una femminuccia" (lo ha rivelato il cuoco sushi preferito del dittatore, un giapponese chiacchierone che ha rotto il muro di veti, riserbo e ipocrisia).

e nella ridda di voci che come un vespaio impazzito anima il non-Natale dei coreani del nord salta fuori la conferma!, nonostante di figli e mogli/amanti del dittatore da sempre si sappia poco e visto ancora meno.

Kim Jong-chul (qui sotto) è stato visto/intercettato il 14 febbraio scorso a Singapore, ad un concerto di Eric Clapton... abbracciato al suo fidanzato!
è una proiezione omofoba oppure la coppia esiste davvero, e magari si sono conosciuti via chat? Kim Jong-chul viene dall'unico posto al mondo che forse ha la bomba atomica ma vive fuori dalla monoculture della globalizzazione... e la coppia di parìa miliardari paesani si fa intercettare mentre fa bella vita o cerca divertimento? in un posto così poco alla moda come un concerto dell'ex compagno di Lory Del Santo? è tutto coerente! per me è una prova che i conti coi gay non tornano. e la vendetta gay o il pasticcio saltano fuori a Natale, anche nei posti che il Natale non sanno cos'è!

qui sotto, una rara foto di Kim Jong-chul quando il papà sperava ancora in lui.

lunedì 19 dicembre 2011

STRATEGIE CON I VICINI DI CASA CHE FUNZIONANO.

Mi è capitato tante volte negli anni di dover reagire alla musica troppo alta dei vicini di casa. Ecco una cronistoria delle mie risposte, che sono sempre state musicali.

Anni '90. La vicina metteva Baglioni, Drupi o altro. Abitavo in un 2 locali che ne valeva uno, circondato dall'appartamento della menzionata signora. Ricordo bene la volta spiegava alla figlia di 5/6 anni nel corridoio, invitandola all'emulazione (essendo esempio lei stessa): "Fa come la mamma..." e cantando a squarciagola: "...Dai, fagli vedere quello che vuol dire... Alzati con la gooonna, che sei una donna!", canzonaccia dell'epoca che non so neanche di chi sia, forse degli Stadio.
Immaginavo la scena dietro il muro, incredulo. Ho riflettuto, e mi sono avvicinato al mio impianto hi-fi, di quelli veri con le casse e tutto, che mi ero portato dalla casa dei genitori. Ho considerato quanto potesse bombare in un'appartamento piccolo come il mio. E:

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Sono sempre stato un buono di cuore. E ho comunque rispetto per le giovani generazioni, voglio dare un buon esempio. Alternativo, ma buon esempio.
Quando tempo dopo ho incontrato Beatrice, che all'epoca abitava nell'appartamento sopra il mio e quel mattino si era spaventata, mi ha preso per il culo 2 minuti. Poi ha minimizzato il tutto dicendo che in fondo quello sarebbe stato l'unico successo del figlio di Bob Marley e bisognava aiutarlo nei 15 giorni di gloria. Quanta ragione, la mia amica Beatrice.

Fine anni '90, cambio di appartamento. Quello del piano di sotto al sabato mattina e sua moglie -con le finestre aperte d'estate e chiuse d'inverno- spaziano in lungo e in largo nell'intero greatest hits dei Pooh e di Renato Zero. Tipo strano. Una notte era venuto su in mutande (quand'ho aperto, aveva gli slip!) e mi aveva suonato alla porta di casa, accompagnato dalla moglie. Si lamentava perché - secondo lui- camminavo con gli zoccoli in casa. Ovvio che non era così perché - come lui vedeva - io ero in pigiama, e infatti gli zoccoli di legno li portava il mio vicino di pianerottolo, un infermiere. Non so se i due poi abbiano parlato e come si siano accordati. Ma diciamo che con il tipo del piano di sotto ho pensato fosse decisamente inutile scendere alla rissa. Forse per combattere Renatino e i suoi sorcini era bene marcare semplicemente il territorio, magari bastava:

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Ma il tempo passava e il sabato è tentatore. I due piccioncini (dotati anch'essi di figli) si saranno dimenticati del fastidio che potevano dare o non gliene fregava niente. E un sabato mattina, mentre il tempo scorreva tranquillo come un risveglio di Biancaneve nella casa dei 7 nani, ho sentito risuonare prepotente "Non restare chiuso qui... Pensierooooo!" dei Pooh... Il volume era degno di un concerto degli Iron Maiden. È stato quasi automatico per me prendere un vinile da collezione (la mia) e commentare:



I vetri di casa hanno vibrato, ed era piena estate. Diciamo che è stato una specie di pride personale, un gesto affermativo molto aggressivo. Finalmente ottenni il silenzio al piano di sotto.

Tardo 2011, stasera. Gli anni passano, e i fastidi si evolvono. Si porta pazienza, ma non sempre possiamo fare finta di niente.
I ragazzi ggiovani, nuovi inquilini dell'appartamento a fianco, hanno messo uno stereo nella stanza a fianco della mia cucina (come dicevo, adesso vivo in un 3 locali) e quando sono ispirati dopo mangiato ascoltano a manetta qualcosa. Passi una sera, ne passino due, ma quando sento un momento di vero impegno ossia uno sgangherato rapper italiano (l'aggettivo "sgangherato" è un vezzeggiativo), ho dovuto pensarci bene. La violenza non serviva a nulla, l'educazione è tutto. Ho dato sfogo all'understatement milanese che mi contraddistingue, tirando su un po' il volume del mio ghetto blaster:

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Ho vinto, e conquistato il silenzio, tutte e tre le volte. Io la radio ce l'ho dentro.






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sabato 17 dicembre 2011

ORSACCHIOTTO DI CONSOLAZIONE.

16 dicembre 2012. sciopero dei mezzi pubblici, città da 24 ore in tilt, tutti prendono l'auto. dovrebbero bloccare il traffico le prossime 10mila domeniche per rimediare i danni.
ore 21,30: ingorgo ed auto a passo d'uomo, coda da Parco Ravizza fino a piazzale Lodi (e oltre?). desistiamo, non andremo alla cena a casa di amici dove saremmo comunque arrivati in ritardo estremo.
vediamo povera gente spingere per salire su uno dei pochi filobus della linea 90/91 in servizio sulla circonvallazione esterna. disagio estremo. facce sofferenti a bordo, carne in scatola. a cosa serve lo sciopero nel settore pubblico se non a danneggiare la collettività e quelli più poveri e sfigati, penso io. in auto.

andiamo al ristorante giappocinese: arriviamo, e siamo al massimo 8 clienti. mangiamo. Claudio che era furibondo si è calmato almeno un po'. ci sono anche qui decorazioni natalizie, tipo questa. forse quella dell'ingorgo che tutti causiamo perché pensiamo di non poter far altro o di perderci qualcosa in attesa di un NO FUTURE è metafora perfetta di quest'ansia/angoscia/empasse storica che stiamo vivendo dove la fine e l'inizio sono uguali, il danneggiatore si fa passare per vittima e fa pagare il prezzo di tutto ai più deboli. è stato bruciato un campo nomadi a Torino perché una 16enne figlia di cristiani invasati ha provato il cazzo ma poi s'è inventata uno stupro ad opera degli zingari e ha chiesto scusa ma non è pentita perchè "
Quando sono uscita dal garage (dove aveva fatto l'amore col fidanzato, di tre anni più grande) e ho incontrato mio fratello c’erano due ragazzi del campo nomadi in lontananza che scappavano. Io li ho visti, anche lui li ha visti, una parte della mia bugia è nata così". a Firenze un ragioniere nazista ha fatto il tiro a segno su esseri umani e li uccide perché hanno il colore della pelle diverso dal suo. non puoi essere cittadino italiano anche se sei nato qui, se dal giorno della nascita al compimento del 18° anno sei stato anche un solo giorno fuori dai confini della vecchia Italia (tipo Candy, la figlia dei ristoratori che è andata a trovare la nonna a Shangai).
non c'è più neanche un Malcolm McLaren che noleggia un battello per far cantare NO FUTURE sul Tamigi ai Sex Pistols. puoi solo difendere il tuo diritto a prendere l'auto, avere un iPad o almeno uno smartphone. orsacchiotto di consolazione.


venerdì 16 dicembre 2011

USCIRE DAL TUNNEL.

vado alla discoteca tunnel. l'orario dice 22,30 ma iniziano alla 1 meno 20. pazienza, nel frattempo mettono dischi con un buon audio. col passare del tempo non succede niente a parte la musica e il mio umore comincia a cambiare. trovo tutto poco interessante e anche un filo patetico. una sensazione di fuori tempo massimo tutti quei drink con la cannuccia nera, quella voglia di esibire un'allegria che non c'è. tutto già sentito e già sentito anche se remixato. stile ce n'è poco, come se non servisse. il dj è impersonale ma anche se fosse un esempio di originalità è tutto uguale, tutto ok. penso che forse sono vecchio io ed è il loro momento, comunque che barba. inconsistenza, prevedibilità, capacità di accettare passivamente qualsiasi cosa venga dal palco. è come vedere i danni dell'aids e dei suoi nipoti sull'allegria.
parte l'ultima canzone prima delle superstar disco del momento (i canadesi Azari & III): è un pezzo dei Simply Red, già patetico 20 anni fa. arriva un tecnico del suono dei divi e fa il bullo col mixer: spana l'audio potenziandolo a vanvera. finalmente escono gli artisti e mi paiono 2 poveretti che possono essere giudicati cantanti solo grazie allipocrisia del politically correct. per giudicare con calma dopo la prima canzone mi avvicino all'uscita: tanto per lo spettacolo di queste due, mi basta l'audio. che è pessimo.
noto però che anche molti gggiovani già escono a fumare o altro come non fosse mai neanche valsa la pena di entrare o come se tutto fosse uguale, andare o venire. sembra un mondo di avanzi: musicali, di soldi che forse lasceranno mà e pà, di cultura. come sogni smozzicati. e avanzi un altro.

domenica 16 ottobre 2011

THIS MUST BE THE PLACE. WHICH ONE? (RIPETO: QUALE?)

non so come si possano fare film così brutti.
sono andato a vedere l'opera ultima e acclamata di Paolo Sorrentino senza leggere niente (critiche positive o negative), entusiasta semplicemente del trucco di Sean Penn. un'icona assoluta. e avrei perdonato molto, se avesse avuto dei difetti. ma qui non c'era niente da perdonare.

un cast incredibile (Frances McCormand prima di tutti) con una recitazione straordinaria (anche se forzata e grottesca) riempiva una serie di inquadrature da cartolina, perfette, che avrebbero fatto il successo di qualsiasi spot o videoclip.
ma "this must be the place" era un lungometraggio che non stava in piedi, che non sapeva dove andare e pescava in argomenti più grandi di lui (l'Olocausto!!!) per cercare una trama ad effetto che non si rivelava neanche patetica: semplicemente noiosa. di quella noia che (visti i soldi utilizzati) ti fanno pensare di essere fuori luogo tu finché non senti sbuffare qualcuno al tuo fianco. e ringrazi che l'impazienza del vicino copra un doppiaggio insolente e pedante, che rende insopportabile quel che è già patetico.
"this must be the place" è un film di pretese fatto da chi non sa bene cosa dire nella speranza double-bind che chi lo vede abbia paura di sbadigliare o di criticare perché è un film "intello", cool o "alternativo" (capirai, co-prodotto dalla Medusa, ossia Berlusconi).

e quella citazione da un lato pedestre e dall'altro stravolta di Robert Smith dei Cure cosa c'entra? come le fragole con lo zampone.
la dimensione e la vita di una rockstar appassita e in declino (tema molto bello) diventano l'insensata raccolta riciclata di conformismo e luoghi comuni. neanche un sorriso fa capire come mai a 60 anni uno si trucca ancora come Bette Davis. mah. e Robert Smith trasformato in ebreo? doppio mah.
morale: se stai a casa tua, una volta nella vita riesci a fare un film come "Il Divo", poi vai in America e fai una cacchiata imbarazzante. this must be the sense.

fuori dal cinema, gli elementi di vita comune lungo il percorso, dalla pubblicità di una banca al graffito sotto casa, alle insegne del un salone di massaggio cinese mi apparivano come conferme bellissime e felici di un ritorno alla realtà.
è vero: io odio i brutti film, tanto quanto amo vedere il cinema su grande schermo.
odio i brutti film perché siccome il cinema è un posto dove qualcun altro ti propone di condividere alla grande i suoi sogni e le sue visioni, un brütto film è tempo rubato al sonno, alla lettura di un buon libro, a un "mi piace" qualsiasi nel profilo facebook di un'amica o di un amico.


e ho pensato "this must be the place" quando ho varcato la soglia di casa mia.

venerdì 30 settembre 2011

MEDIOCRITÀ AUREA.

pubblico con qualche piccolissima modifica, un post che ho letto e mi ha molto colpito. è di Fernando Gamero, autore spagnolo per la TV di qualità. mi permette di regolare i conti con un modo di dire (e di autogiustificarsi) che odio da sempre: l'aurea mediocrità. malamente tradotto in italiano, trasforma Orazio in uno strazio.

*** In ogni ufficio c'è una persona che nessuno capisce perché "è lì". Di solito mostra la sua inettitudine dal primo minuto, eppure resta lì. E tutti si chiedono com'è arrivato/a o, peggio ancora, chi ce lo ha messo/a. Ma bisogna stare molto attenti, perché questi personaggi sono molto pericolosi. Tutte le capacità che non usano per il lavoro, le mettono in moto per destreggiarsi tra i capi. Sono come rettili dal comportamento sibillino e quando si rendono conto che la loro incompetenza diventa evidente, aggrediscono, mordono, avvelenano. E in questo sono veri maestri. Non hanno idea di che lavoro dovrebbero fare ma sviluppano altre funzionalità, dall'adulazione più sfacciata alla ricerca della protezione più vantaggiosa. Tutto quel che non hanno in talento professionale ce l'hanno per infilarsi in tasca l'appoggio di chi fa loro comodo. E ci riescono. Se hai vicino uno di questi personaggi, attenzione. Che non si accorga che tu hai scoperto la mediocrità assoluta: agirà come un animale che si sente con le spalle al muro e attaccherà. Tenterà di convincere i capi ad eliminarti perché da quel momento tu sei diventato una seria minaccia. Sapere più di lui o vedere le cose più chiaro di lui può essere la tua tomba professionale. Certo, sarebbe giusto l'esatto contrario. Ci si aspetterebbe di trovare in ogni posto gente che sa fare il proprio lavoro. E ci si aspetterebbe che i leader (cos'è altrimenti il comando?) sapessero valutare tutto questo. Ma è chiaro che non funziona così. Anzi, conosco sempre più persone che si lamentano dell'esatto contrario. Raccontano di quanti mediocri lavorano al loro fianco. O di quanti capi non sanno quello che vogliono e si circondano di persone assolutamente incapaci. Incapaci che si aggrappano alla sedia. Sento anche molte persone non riescono a trovare lavoro. E' gente valida, molto competente, di talento, in quella cazzo di strada da tanto, tanto tempo. Ma quale capo potrebbe mai apprezzare il loro talento, se è il primo a non averne? Dio li fa e loro si accoppiano. Anzi sembra che i tempi di crisi vadano a beneficio di questa serie infinita B.
OK, sto facendo un po' Norma Rae (atteggiamento sindacalista, NdR), ma ho piene le palle di vedere tanta gente di talento sopravvivere come può, e tanti mediocri scroccare la zuppa degli altri. ***

la foto che Fernando mette è di Mariano Rajoy, un uomo politico davvero peculiare. non avendocela mai fatta a risultare credibile in alcunché, rischia di cogliere oggi i frutti del disastro Zapatero e diventare futuro Presidente del Governo Spagnolo.
il disastro - si noti bene - non è JLR Zapatero, uomo adelantado che paga, oltre alla congiuntura negativa le colpe, ritardi e omissioni non solo suoi ma di papisti, lobbysti, ipocriti, affaristi che, come gli uomini le bionde, preferiscono Rajoy.
il favoloso Rajoy viene anche aiutato da un lifting mediatico per apparire moderno e seduttivo (vedi sito web). e riceverà un assist anche dagli indignados che, arrabbiati giustamente, non voteranno più per i "traditori" Socialisti (mentre quelli di destra e i retrogradi non dimenticano mai di andare a votare). oltretutto la legge elettorale spagnola punisce le formazioni nazionali più piccole per avvantaggiare i partiti nazionali (e quelli forti nelle singole regioni autonome). e tutto a Madrid si ricompatta intorno ai 2 grandi blocchi manichei destra/sinistra.
tanti auguri, España mia, España in fiore.

e Fernando Gamero è spagnolo, ma la mediocrità che racconta e assurge a valore è un fenomeno universale. e per la mediocrità la TV può fare miracoli: macchè P2 o Mafia, il vero Colpo Grosso per Silvio Berlusconi è stata la mediocrizzazione telecomandata del Paese, con feste paesane e cucina di paese imbalsamate su Rete4 da Davide Mengacci e Rosalinda Celentano. abbassare il minimo comun denominore!, senza paura!, e intorno mettiamo programmi per tutti i gusti! diamo anche un po' di soldi ai comunisti dello Zelig!

tra poco tempo adesso tocca agli spagnoli, ma l'Italia non è lontana. anzi, per chi ha visto Silvio Forever non c'è proprio nulla da invidiare ai nostri cugini.
siamo noi il miracolo mondiale della mediocrità. e c'è da immaginare un futuro. la mediocrità (ossia l'ottimale moderazione nel gioco al ribasso) continua, mentre uccide l'intelligenza e diventa canone. forza Mariano.

sabato 27 agosto 2011

BELGRADO, E IL POCO OSCURO OGGETTO DEL DESIDERIO.





















la campagna pubblicitaria del Comune di Belgrado fa storia.
prima di tutto perché è civiltà VERA: invita a pulire i marciapiedi dalla cacca dei quadrupedi pelosi (come già fecero Elio e le Storie Tese con l'indimenticata "Cani e Padroni di Cani": è il migliore amico tuo, non mio quando la tolgo col bastoncino o mi sporca la moquette appena messa dell'appartamento nuovo... come successe a me con la mia prima casa in affitto, anni fa).
questa reklama rievoca un modo da dire da bar che mi faceva accapponare la pelle quand'ero adolescente "il culo sarà la figa del Duemila". perché intuivo (o mi auguravo) che non era solo spacconeria sporcacciona ma conteneva una verità. anzi era una profezia.

il Comune di Belgrado ne approfitta. oltre al parellelo tra culo umano e culo animale, fa un'operazione più sottile, facendo leva sul fatto che proprio lì -dall'indifeso didietro- vuole trovare soddisfazione, piacere -e illusione di dominio assoluto- il maschio. in questo non fanno differenza omosessuali ed eterosessuali, diciamo che gli omosessuali fanno giocoforza uso maggiore di questo desiderio. ma la pornografia uomo/donna e ora la pubblicità della nettezza urbana suggeriscono che ci si aspetta grandi piaceri dal terzo occhio.

il Comune di Belgrado con i 4 soggetti della campagna è inappuntabile: ricorda che il cane è tema centrale, ma il problema riguarda tutti, ricchi / stilosi (gonna chic a tubino), poveri o casual (gonna larga e più confortevole) ... e anche gli uomini. ed eccolo, invitante (piacesse il genere) culo d'uomo. versione 2011 con le mutande a vista (che in Andalusia li chiamano "pantalones cagaos" perché scendono cone se te la fossi fatta addosso)

eppure Belgrado è città segnalata per rischio omofobia manifesta: per il prossimo Pride del 2 di Ottobre si mantiene segreta la località per impedire a naziskin, hooligan e mostri vari di organizzare aggressioni (tipo quella messa in atto allo Stadio di Genova qualche mese fa con l'energumeno tutto tatuato che si era nascosto sotto il camion).

speriamo nella civiltà, facciamo i nostri migliori auguri alla Polizia della Repubblica di Serbia e confidiamo nel culo.



domenica 21 agosto 2011

RITORNO NELLA CITTÀ DI NESSUNO.

avrei potuto restare qualche giorno di più in Spagna, ma sono tornato il 20 agosto 1. perché Claudio tornava per una riunione: y los dos (noi due) somos matrimonio, come dicono in Spagna di noi 2. e poi perché volevo arrivare prima, ricominciare con calma... ricerca del lavoro, ristabilire il ritmo di vita in città (voce della coscienza cosa fai in vacanza? che fai, vai sulla spiaggia? foss'anche per andare a Benidorm su invito de La Prohibida per un suo show, il problema da risolvere è qui. senso e ordine devo trovarli a Milano... sarà un anno duro).

bene (anzi no): il primo poster pubblicitario che mi ha accolto in metropolitana a Milano è quello dell'invito del PD alla festa sua che prima si chiamava Festa dell'Unità. quest'anno avrebbero potuto chiamare la festa con quel nome glorioso (se non altro in onore all'Unità d'Italia, avendo anche come visuale del manifesto una biglia tricolore)?
ma que no que no... non ci arrivano.

io non so come si possa aver dato il briefing, ideato, approvato e realizzato senza vergogna un manifesto così.

arrivo in una città vuota, violentata dal caldo e vuota, con servizi e regolamenti pubblici ...ai quali è il pubblico a fare un servizio, chiudendo gli occhi per quanto fanno schifo.

i mezzi pubblici ATM prima di tutto: linee e percorsi spostati con cartellini ridicoli appesi alle fermate. sei quasi sempre l'unico italiano sul tram, sul bus o nella metro. in tutti i mezzi una cretina dall'altoparlante informa che aumenterà da settembre il prezzo del biglietto. pensi che daranno colpa a Pisapia, gli sciacalli e i senza memoria uniti.

tutto in città è lasciato all'uso, all'educazione e alla buona volontà dei nuovi immigrati. stendiamo un pietoso velo su quanta educazione e civismo siamo stati in grado di trasmetter loro in quanto a regole di vita comune... anzi, nello sfascio e abbandono generale viene da pensare che siamo fortunati se "zingari", "marocchini", "cinesi" o "sudamericani" sono stati tutto sommati ben educati al paese loro. si noti che molti hanno bambini nelle carrozzine, qui nel paese a natalità sottozero. forse dovemmo pagarli per questo.

Milano è la città di nessuno, abbandonata come un giocattolo rotto nelle mani dei poveri perché i milanesi devono scappare. non è un'eccezione, certo: ma in agosto il caldo soffocante sottolinea e sancisce in modo straniante e grottesco la stratificazione della povertà e del degrado. i milanesi poveri restano chiusi in casa (facendo finta di andare via una settimana, magari con un prestito) e gli italiani nuovi restano padroni della città smembrata.
penso alla banda di masnadieri, faccendieri e procacciatori di truffe che ogni week-end e per tutto l'anno DEVONO scappare da Milano (se chiedi loro perché, "è una città brutta" li senti anche dire e pensi che se dicono "scappo", lo fanno come malviventi). per il fatto di essere accomunato a questi trafficoni, che sono stati anche padroni di Milano per 15 anni!, provo vergogna anche per il mio bisogno di vacanza in agosto.

dice mia madre che nei quartieri popolari sono chiusi tutti i negozi tipo panettiere: non c'è più la regola secondo cui - almeno per i generi di prima necessità - bisogna stabilire di turni. li hanno cancellati le amministrazioni di destra, aggiunge.
per comperare il quotidiano, mi ha spiegato, bisogna andare... al supermercato! scopro che anche tabaccai ed edicole (per i biglietti del tram!) sono chiusi secondo piacere e volere degli esercenti.
quando ho visto in piazza General Cantore 4 malcapitati turisti stranieri (avevano la cartina di Milano del SightSeeing Tour) non avrei MAI voluto essere al loro posto, MAI.
si guardavano in giro spersi e increduli. avrei voluto dire loro qualcosa, anche solo fare un saluto, ma non mi hanno chiesto niente.

bene. nella città di nessuno il Partito Democratico, più grande partito italiano di opposizione, da settembre in poi lancia la sfida verso il futuro come un gioco a biglie. peccato che il futuro sia quello della città e le biglie gliele tireremo noi.

proprio vero che se abbiamo vinto le elezioni con un trionfo è stato grazie a candidati non designati da loro (Pisapia, De Magistris e Zedda).
e nella città devastata dal malgoverno non vorrei proprio Giuliano Pisapia se -con tutto quel che deve mettere a posto- vede il proprio referente #1, l'ex Partito Comunista Italiano, giocare a biglie.

martedì 12 luglio 2011

PERDONATE MILANO.

la pubblicità celebra spesso il luogo comune, e quando ci sono spot che mi fanno schifo, pena e compassione perché oltre il luogo comune non riescono ad andare, penso che magari avevano finito le idee, e nel paese dei 100 campanili tappare il buco una romagnola, un romano, un napoletano o un siciliano è un male minore (più difficile che si trovi simpatico il piemontese, lì sarebbe la sfida di vera creatività).

se però c'è un dialetto che non mi piace venga usato è il mio: il milanese.
già mi dà fastidio quando si fan passare da milanesi quelli della Lega Nord che notoriamente sono brianzoli o bergamaschi o altre zone ma di Milano no (roba da albero degli zoccoli, che non a caso molti di loro chiamano zoccole).
ma in pubblicità NO. già dovevamo vergognarci di essere milanesi fino a Pisapia, dato che invece dell'altruismo onesto milanese eravamo diventati simbolo della rapacità finto tonta. ma l'esibizione del baüscia in pubblicità mi fa proprio pensare che la pubblicità come "arte" sia proprio a fine percorso. quello che negli anni 70, 80 e anche 90 era un territorio di sperimentazione, la scrittura per sintesi, un innesto di poesia o emozione sul commercio, oggi è un cimitero. batte cassa e vola bassa.

la colpa è certo della grisi mondiale, ma in Italia è decisamente peggio (come testimonia ogni anno il Festival di Cannes) vista la sconsiderata importanza data a ripetizione e frequenza dei messaggi rispetto al contenuto, cavallo di Troia, e regalo della TV privata. per vigliaccheria o per convenienza non si è ancora scritto quanto Mediaset prima e RAISET poi abbiano distrutto la qualità delle pubblicità in Italia (e mandato in fallimento, con il discount di servizio alle aziende, decine di case di produzione indipendenti... altro che creare posti di lavoro!).

se la reklame conta e ispira sempre di meno (20 anni fa c'era chi pensava fosse più bella dei programmi!), adesso vive no problem il ruolo di tortura necessaria e non ha più vergogna di niente: la tracotanza può diventare contenuto e forma insieme: così la baüscia (per i non milanesi, la saliva) inondare da Cologno Monzese l'Italia, estendensosi fino alla pubblicità radio che finora ha goduto di un margine di libertà relativamente maggiore.

ha iniziato 2 anni fa la Skoda Yeti con il tormentone "Ga el SUV" che quest'anno - con un ritardo che la dice tutta - sono riusciti a premiare nella manifestazione di categoria chiamata Radiofestival (dove i pubblicitari oltre a cantarsela e suonarsela se la premiano).
e siccome da noi la storia di ripete prima in tragedia e poi in barzelletta, è ora in onda la pubblicità radio di un'altra auto, Suzuki Swift, dove il proprietario bofonchia e spacconeggia per poi invitare il povero posteggiatore a cercare un posto "sì... ma di lavoro!".
il tono di voce diventa una pietra al collo per la qualità aspirational che l'auto vorrebbe avere e senz'altro i costruttori/importatori giapponesi non sanno che più in basso di così c'è solo Scilipoti.

si diceva un tempo " la pubblicità è l'anima del commercio". si poteva dargliela ancora, un'anima.

venerdì 17 giugno 2011

A ME SEMBRANO BELLISSIMI.

è la giunta di Giuliano Pisapia.
me l'avessero detto 3 mesi fa non ci avrei creduto: donne in prima fila e i partiti "al servizio", in un cambiamento collettivo che non potrà essere "locale".

il vento ha soffiato forte in tutto il Paese, e nulla potrà più tornare ad essere come prima.
"Milano libera tutti" si è letto, e qualcosa c'è di vero c'è se "persino" Milano dice basta, come la racchia che si accorge forse un po' tardi di essere stata fregata.
la ex "capitale morale d'Italia" era diventata negli ultimi 20 anni un guazzabuglio di privilegi arido come l'ultima capocomitiva Mestizia Moratti (ma non dimentichiamo il suo predecessore, del genere squallido forte). mi faceva vergognare che Milano fosse esempio e paradigma del peggio, e temuta o invidiata per questo.

ora invece fa effetto che risentire parlare di politica nei bar e per le strade, sembra di vedere più sorrisi e meno prepotenza, si ritrovano amici e si fanno progetti, abbiamo smesso di sentirci monadi isolate con 4 sfigati come noi*.
è incredibile, siamo la maggioranza, anche se è una maggioranza imprevista con un mare di umanità varie, non ben classificabili per età, per censo o altro. c'è la sinistra giovane e web, arricchita dell'approvazione della borghesia o dell'imprenditorialità oneste e dalla tenacia di una comunità cattolica che non si riconosce in Comunione e Fatturazione. molti vorrebbero "fare qualcosa" e nasce un'urgenza civica. il tutto molto luterano, "alla milanese": senza troppa fretta perché si deve fare bene.

tutti si prendono molto sul serio eppure ci scherzano sopra. tutti ricordano le parole di Giuliano Pisapia quando ha parlato in piazza del Duomo appena eletto: "non lasciatemi solo". we won't. e il risultato di ben 9 referendum in città (!) aiuta: apre la strada ad un modo d'intendere la vita comune (più mezzi pubblici, più verde).
farà notizia che per la prima volta il Sindaco di Milano offre il patrocinio al Gay Pride, nella città che con gli omosessuali ha fatto i soldi ma li preferiva faccendieri, cretine o maniaci sessuali nei locali chiusi. abbiamo resistito con dignità al disprezzo e all'indifferenza, come ha detto con stima Giuliano quando ha incontrato la comunità glbt xyz qualche mese fa (l'unico che ha accettato l'invito di "Milano siamo anche noi") e ci ha chiesto il voto.

oggi io mi sento un cittadino. ed è un percorso totalmente nuovo, nel riabituarsi collettivo all'interesse pubblico e al rispetto delle regole (la sfida sarà farle rispettare agli strafottenti). forse riusciremo anche in imprese impossibili: ad esempio capire a cosa servono i Vigili Urbani (negli ultimi anni trasformati in pistoleri ma assenti quando si rompeva un semaforo). oppure come fare bene la raccolta differenziata senza buttare via quasi tutto nell'indifferenziato. così forse i nuovi italiani potranno vedere che qui non vige la legge del più forte o del più furbo.

Milano può tornare ad essere la città "prima fai il tuo dovere, poi chiedi (e pretendi che siano rispettati) i tuoi diritti". è la città che ti accetta perché lavori. città aperta e giusta, senza possibilità di separare i 2 aggettivi. e dobbiamo aiutare come possiamo, è il miglior regalo che possiamo fare alla fatica dei nostri padri - guarda caso- nel 150° dell'Unità d'Italia.

insomma mi sembra di vivere in un posto davvero interessante del pianeta.

* me lo predisse qualche mese fa Luisa Muraro (donna per me importantissima, femminista con la parola magica). presentata da un'amica in una sera di mio scoramento, mi disse "non perdere la speranza, nulla va perduto, c'è il fiume carsico"... che è arrivato, anzi si è rivelato essere uno tsunami morale.

mercoledì 15 giugno 2011

NO AL TERRONISMO. UN PUNTO DI VISTA MILANESE ATTRAVERSO I VAPORI DI UN BAGNO TURCO.

siccome ha vinto Pisapia ovvero la gentilezza pragmatica milanese e quando mi vinco mi sto sul cazzo da solo, e soprattutto non c'è mai troppo tempo da perdere, faccio un brutto lavoro. pulire sotto i letti non piace ma si deve fare, ogni tanto.
e passo a un lato B del progressista lombardo, ossia di chi capisce le ragioni profonde della Lega Nord. la vuole combattere e cancellare dalla faccia della Terra (o respingerla in Brianza) ma capisce che le ragioni ci sono.
leggo su La Repubblica di oggi che i leghisti non voglio più insegnanti meridionali nelle scuole del nord... fammi leggere bene. in realtà vogliono premiare gli insegnanti che restano a lavorare vicino a casa. perché no? perché no.
a parte la totale demenza de Albero degli Zoccoli che non fa venir in mente a questi trogloditi camuni di premiare un insegnante inglese o spagnolo o africano!!! per lavorare qui (semplicemente perché pensano di non essere all'altezza)... qualcosa mi si agita dentro. penso che in effetti ci sono tanti ragazze e ragazzi del Sud disposti a fare strada e venire a Milano per lavorare. poverini? non credo, viaggiare è anche uno stimolo. certo, se si fermano qui mi fanno pena, anzi non li voglio.
a giudicare dal tenore medio dei discorsi di tante ragazze e ragazzi acefali nel bagno turco della mia palestra, molti scappano dal paesello -funestato dalla famiglia, dal prete, dalla mafia, dalla disoccupazione, dallo sguardo castrante dei vicini etc etc- per venire qui (facendo spreco dei soldi dei genitori) e arenarsi negli happy hour (dopo molti dei quali la tua salute sarà per sempre irrimediabilmente rovinata) o vivere -con lo stipendio di un misero call center o di altro lavoro dove i soldi sono del tipo "tutti e subito" manco fossero rumeni. NON MI VA BENE.
l'altro giorno ho sentito proprio il discorso tra due sceme che -finita la scuola. potevano tornare a casa a mangiare la burratina (sic), a fine luglio perché poi arriva il casino. il discorso è poi continuato con la prova costume, un giro da Zara o H&M (naturalmente nel bagno turco si dovrebbe osservare il silenzio).
ho pensato "sono queste qui le maestre dei nostri figli?". al meno fossero lesbiche (o gay) e mettessero in scena l'amore dello stesso stesso nelle scuole elementari e medie pubbliche (ma non mi sembra si possa). no, vengono qui a svernare in attesa di un domani che non si sa, e forse non importa neppure... uè, non ci sono più neanche i meridionali di una volta!
propongo: paghiamo loro il supplemento e mandiamoli da un'altra parte. forza!
io sono cresciuto sentendomi europeo, e ho dovuto lottare per imparare altre lingue e aprirmi la testa altre culture e punti di vista. continuo a farlo con piacere.
se devo pensare che i miei bambini li debbano educare gli espatriati col centimetro, forse no.

giovedì 2 giugno 2011

... E LA MILANO VERA.

i pubblicitari e le Pubbliche Relazioni, la gente che si occupa di eventi o di internet: una marea di psicotici e bugiardi egoriferiti (ne faccio parte, perciò parlo). queste però sono anche le doti "aspirational" su cui la destra ha fatto leva e che erano diventate un "valore" per stabilire la vergogna di esser povero o esser se stesso che ha sancito il primato di Berlusconi e distrutto la Milano buona (calvinista, cattolica, comunista, pragmatica, sgobbona o ingenua che sia), con la benedizione di D'Alema e di chi lavorava per il Vecchio Ritoccato. dunque fare la comunicazione per Pisapia era come un corso di buona educazione con il surf sulle onde.

ma finalmente li abbiamo fregati, ed è successo QUI a Milano, e posso scriverne. la strategia della finzione (ottima sintesi!, non mia) è crollata. possiamo provare provare a (ri)costruire una Milano e un'Italia civile.

persone come Paola Giulietti e com.unico che hanno tenuto la barra (ho vergogna a scriverlo, conoscendo il pudore della mia amica de toda la vida). devo però farlo perché lo penso dai primi giorni della campagna, vedendo come faceva leva sulla profonda umanità e "imperfezione" di Giuliano (con quel dente un po' storto visibile, segno dell'uomo che ascolta e sa sorridere). e ho notato come in seguito non si accettava MAI la sfida al litigio (che avrebbe trasformato il tutto in una rissa da stadio), spostando l'asse tematico e valoriale sul vento (che fischia - ispira - libera l'aria a purifica E CAMBIA) o sulla forza gentile (Pisapia parolificato, per chiunque lo ha visto di persona).

in comunicazione il merito non è MAI solo del pubblicitario ma anche e prima di tutto del prodotto o servizio. in politica questo "prodotto" è lo spirito: per questo i pubblicitari attenti ai premi del festival di Cannes o di Paderno Dugnano con la politica non s'incontrano quasi mai. e la Giulietti invece sta bene nella mia galleria con Jacques Seguela (Mitterand) o i Saatchi (anche se per la Thatcher) o Shepard Fairey (per Obama) con le dovute distanze e differenze.

nel multimedia e nell'inquinamento d'informazione che ci circonda s'interpreta la società, si deve tenere la barra e si segnalano le vie di reazione ai 20 milioni di euo (!!!) della poco signora Mestizia Moratti. così in un mare di arancio e d'ironia decostruzionista (alimentata dai più giovani, a loro vogliamo lasciare tutto) sono per sempre finiti i concerti di Bryan Ferry (poveretto) che avevano come pubblico 4 ragazzine/i tamarri di Quarto Oggiaro che ballavano con le collanine fluo (comparse pagate) o l'invasione di volantinatori a Orticola che regalavano mele o rose (comparse pagate) o i finti zingari, insomma tutta la m umana di Berlusconia.

se qualcuno ha rimesso insieme la Milano che vale, in nome del vento (e del doppio arcobaleno)... GRAZIE. grazie Paola.

aneddoti.
* tensione pre-risultati. la mia amica Giusi che era tornata a Milano da Barcellona per votare passa da casa mia, ritira la t-shirt cult di Mangoni e mi porta a conoscere una sua amica che abita a 50 metri da me (!!!) che ospita un ragazzo libanese di passaggio che vive anche lui a Barcellona, Miguel chee parla un numero di lingue inimmaginabile. passiamo un'ora a parlare bene (e anche male) di Italia, Catalogna e Spagna, di politici e indignati, di occidente e mondo arabo che tanto diverso da noi NON è. miracolo arancione #1.

* sul tram 14 che ci portava a festeggiare in piazza Duomo lunedì 30 c'è una ragazza che sventola la mano (vedendomi arancionato) e abbiamo poi fatto dibattito sul tram con uomo vestito da executive, sciura con la borsa della spesa e altri. la ragazza era Cecile, la scrutatrice che il giorno prima non sorrideva ed era poco entusiasta di stringere la mano a Berlusconi che votava e lui l'aveva sgridata. attenzione, mica conoscevo Cecile: miracolo arancione #2.

* ore 19, sempre di lunedì. all'Arci Gay Andrea Pini presentava "Quando Eravamo Froci" un libro bellissimo sulle mutazioni dell'ignoranza e del pregiudizio verso gli amori non classificati che cataloghiamo soto la voce "omosessualità". insieme a lui c'erano Corrado Levi, Gianni Rossi Barilli, Giovanni Dall'Orto... per dare una mano ai giovani dell'Arci Gay e dell'Università Statale a riprendere la parola. quando il ragazzo che introduceva il dibattito ha avuto esitazione nel sottolineare che la coincidenza era magica con il giorno che "aveva vinto... ", Corrado e poi io abbamo detto "dillo! ha vinto la sinistra ... e non sei omosessuale sei cittadino!" miracolo arancione #4.

* al dibattito sono arrivato col tram 27 dove una signora un po' tonta parlava al telefonino a voce alta, confondendo - con chi parlava all'altro capo della linea - la parola "lezioni" con "elezioni". tutti ridevano della sua invadenza (urlava): ma anche in questo senso vedevo una bonarietà particolare tornare a Milano. la tipa era matta e chiassosa ma tutti ne ridevano. a un certo punto il tramviere parte a fischiettare "Bella ciao". incredibile. miracolo arancione #3.

* piazza Duomo dalle 17 in poi di lunedì 30 non si svuota mai, anzi. si riempie di continuo, solo scende di continuo l'età media dei partecipanti alla festa per Pisapia sindaco. tanta gente, di tutte le età e tutti i tipi, apparentemente estinti. quasi tutti molto educati e composti, insomma milanesi. dov'erano finiti, mi chiedo? forse è finita la farsa, si è rotto lo specchio menzognero. miracolo arancione #5.

* 0re 23.40 sul tram che ci riporta a casa troviamo due giovanissimi, e il maschietto chiede a Claudio se gli regala la trombetta. Claudio risponde NO, e l'altro "dai...". Claudio "NO". il ragazzino "perché?", e Claudio "se no la usi qui sul tram...". il ragazzino "cosa c'è di male, qui sono tutti addormentati e magari si svegliano...". la sorellina dà ragione a Claudio, spiega che il tipo è difficile da controllare, che lei ha 14 anni (!!!) ma lui solo 10, poi va avanti a spiegare che la gente va svegliata parlando, non suonando le trombe. che lei ama il modo, parla già 7 lingue (mi ricordo rumeno, rom, italiano, spagnolo, inglese e indiano). le chiedo "...indiano? e perché?" mi risponde "non lo so, piace, mi interessa, è magico ma posso impararlo solo vedendo i film registrati perché qui si parla poco. appena sale uno che sembra indiano sul tram provo a parlare". in quel momento sale un signore di colore e lei si rivolge a lui in inglese, come a dimostrarlo, ma lui scostante rifiuta e lei continua in spagnolo. lui risponde sorridendo: è di Cuba, lavora all'università e insegna non so che. lei "ah Cuba, el mar... que bonito.. que lindo!!!"
scendo dal tram augurandole "suerte" con il gimme five, buona fortuna soprattutto col fratellino a cui regaliamo finalmente il clacson portatile. è ZINGAROPOLI davvero, ed è il futuro. se i nostri adolescenti non si svegliano, questi hanno il mondo in mano. miracolo arancione #6.

* mi sveglio il mattino dopo, non mi sento più in un posto estraneo. miracolo arancione #7.

mercoledì 25 maggio 2011

LA MILANO BIANCA, LA MILANO NERA.

Milano è una città che uscendo dal coma televisivamente indotto, fa quasi fatica a capire che la vita normale potrebbe riprendere... andiamo cauti nel riferirlo ma sembra a tutti di percepire un cambiamento nell'aria, un aumento della voglia di sorridere. ma non è certo misurabile, e siamo nel mondo delle sensazioni... anche se comunque nulla sarà più come prima, grazie a Giuliano, a Milano.

questa è la città che ha generato i baüscia ma anche famiglie aristocratiche e progressiste come i Visconti, è la città del lavoro ma da cui troppi abitanti (forse pirati che non la amano davvero) vogliono scappare via nel weekend. viene quasi da pensare che qui come in Spagna esistano 2 città contrapposte che convivono. si discute -e a molti non piace l'idea- che esistano una Spagna anarchica e progressista insieme a quella del franchismo e dell'Opus Dei. ma così è. e se i Guelfi e i Ghibellini sono roba di Firenze, la Milano dell'Arcivescovo di sinistra è quella che ha sancito Mussolini come dittatore e Silvio come imprenditore.

sono stato questa mattina al mercato sotto casa.
ultimo mercoledì prima delle elezioni per l'elezione del Sindaco. volevo vedere cosa dicevano i 2 comitati alla "gente comune", e come la ggente reagiva.
inutile dire che la rappresentanza del comitato Pisapia era bellissima nell'essere - finalmente unita (!)- la compagine più eterogenea possibile. nessun direttore casting avrebbe potuto mettere insieme un gruppo così spaiato.
quelli della Moratti in camicia e della Lega (poveri figli di un Dio perduto per strada) invece arrancavano, insultavano, blateravano di moschee e di degrado. forse erano anche pagati.
ho visto una signora di piglio aristocratico (si nota, al Giambellino) con chignon di capelli grigi alzare la voce a favore di Pisapia ("magari! magaaariii!"). diverse sue coetanee dall'apparenza lobotomizzata invece rifiutavano di ricevere i volantini arancioni.

ieri sera, davanti all'Esselunga di via Washington, 2 megere tipo arpie mentre tentavano di catturare un passante dicendogli che Pisapia ha un programma segreto di cui non vuole parlare... follia pura, che però ha messo radici in Italia, e anche qui... basandosi sulla vergogna di essere poveri, su quella voglia di rivincita per sorprendere i vicini di casa che ha trasformato sottoproletari paranoici in alleati dei ricchi arroganti, usando come copertura il perbenismo ipocrita di stampo mafioso (certo per loro la Famiglia vince, e non per modo di dire).

per la città sarà durissima superare il potere di ricatto che la gang di Berlusconi ha acquisito nel Paese: proprietaria dei media ma anche delle banche, assicurazioni, con troppe aziende amiche e parte dell'opposizione venduta (D'Alema).
per fortuna Giuliano Pisapia spariglia le carte in tavola, e lo ha fatto con umiltà a partire dai mercati e dai bocciodromi, da quel silenzio incredulo di fronte al tradimento e alla volgarità in diretta TV. non ti stringerò certo la mano, Mestizia travestita.

io non mi fido di Milano, mia città natale. dovessi considerarla davvero mia madre, è una tipa strana. lavora troppo, è esaurita, si dimentica di te persino se porti a casa il massimo dei voti. mi ha sempre reso la vita dura da quando sono bambino, come dice "Milano Ti Amo (canzone per Pisapia)" degli Egokid "non sarebbe così strano se ogni tanto mi dicessi Ti Amo, Milano". eppure mi ha anche sorpreso, con certi suoi slanci di generosità, l'eccentrica luterana tutto sommato italiana (e per dirla tutta, ed essere antropologicamente corretto, una nonna pugliese per fortuna ce l'ho).
vedremo dunque il prossimo weekend se la capitale immorale è morta, e felice di continuare ad esserlo, o se come molte racchie intelligenti è caduta vittima di un fesso che la raggirava ma è stufa e preferisce recuperare la dignità, a costo di restare zitella.

dovesse mai essere Sindaco Giuliano, certo sarà per lui difficilissimo. questi della Milano negra sono aggressivi, senza vergogna e rabbiosi (vi ricordate cosa facevano durante il Governo Prodi?) e sarà dura convivere con loro. e peggio ancora sarà se questi malviventi (nel senso che vivono male) si renderanno conto che proprio Milano, la tonta sgobbona, si è rotta le palle della loro triste messinscena.
Milano potrebbe davvero aver voglia di girar pagina, come la canzone degli Egokid fa sperare. anzi, forse dobbiamo invitare la gente a sperare di nuovo.
ricordamole con un po' di cinismo (a Milano dovrebbe piacere) che la speranza non costa niente. e sopratuto Berlusconi non lo può comprare.





venerdì 20 maggio 2011

VUTA PISAPIA (ERA: VOTA MANGONI).

Nella stessa notte in cui la sinistra milanese strombazzava o sbiciclettava in corso Buenos Aires dopo aver dato alla compagine di Mestizia Moratti quella lecca (milanesismo per "botta") che nessuno s'aspettava, s'è anche appreso che la lista civica Milly Moratti per Pisapia (come i Verdi dello straordinario Enrico Fedrighini) non entreranno nel prossimo Consiglio Comunale.
Qualcuno ha detto con cattiveria che è stato premiato chi ha messo nel simbolo sulla scheda il nome Pisapia a caratteri cubitali. Forse, anzi fosse. Voglio davvero sperare sia vero.
E se qualcuno di sinistra s'è arrabbiato per la scarsa reazione di Pisapia alla canagliata di Mestizia in diretta TV (l'orribile Madame Medusa ci ha provato), forse alla Milano lavoratrice, tranquilla e understata è proprio piaciuto questo. Giuliano non se l'aspettava, no sapeva cosa dire e il peggior affronto all'avversaria è stato non stringerle la mano. Giuliano Pisapia è una persona normale: finalmente uno, in politica!

Non c'è nessuna rimonta possibile per la destra se Milano (che li ha inventati) si è rotta le palle dei baüscia (leggi: spacconi) che in ogni versione, dal faccendiere sfacciato all'ecologista di regime (per non parlare delle bocche strappate al Bar Sport della Lega Nord) affollavano i manifesti elettorali della destra meneghina.

Milano martedì scorso non sembrava lo scenario di una rivolta comunista contro l'unto dal Signore e la Sindaco più inefficiente che si ricordi. Sembrava piuttosto il bambino che ha commesso la marachella e continua come niente fosse, quasi incredulo che non lo sgridino.
La mia sensazione persiste e si rafforza quando vedo lo sguardo curioso di certe sciure (signore) sul tram quando vedono la mia spilla "Pisapia Sindaco". E' come se dicessero con gli occhi "Allora, ci si può ribellare? Davvero è possibile spegnere la TV? Non sono scema/scemo quando mi ricordo che esistevano, prima di Colpo Grosso, OK il Prezzo è Giusto o Drive In... un'altra vita e un'altra Milano?". E' una situazione post-qualcosa, un incrocio tra Lovecraft e il Calendario di Frate Indovino, però detto/non detto come può capitare a Milano.

La razza umana è lenta nelle reazioni, e la tecnologia corre molto più noi. Se ci vuole una generazione nuova per prendere confidenza con le innovazioni e considerarle "normali", ci vorrà certo tempo per capire che i nuovi "progressisti" sono i demistificatori, i cacciatori di bugie. Non a caso un giornale come Il Fatto Quotidiano riesce a sopravvivere senza finanziamento pubblico. Vive dei fatti, ha buona memoria, e ha un'idea chiara.
Per mettere una corazza d'indifferenza alla valanga d'informazioni contraddittorie (o ricatti veri e propri, visto che il potere spropositato di Fuffio è anche economico, non solo televisivo... chissà quanti deboli (o senza coscienza) hanno paura di perdere soldi se non accondiscendono, in questo spaventoso regime soft.

Girando da martedì in questa Milano nuova (la sensazione non è solo mia)e provvisoria; penso che il mondo sia proprio cambiato, come ha dimostrato il nordafrica moderno delle rivolte dove nessuno inneggiava ad Al Qaeda ma tutti volevano libertà.
Con lo sviluppo di internet e delle reti sociali siamo tutti più connessi e più soli/alienati allo stesso tempo, legati ciascuno alla tastiera del computer. E' come se l'eccesso d'informazione capovolga l'importanza di ragione e istinto ed emerga ogni tanto, lento e inesorabile, una specie d'istinto collettivo che dice "adesso basta, non mi freghi più". Come un "fiume carsico" della coscienza collettiva. E non c'è solo Milano, basta guardare la Madrid degli Indignados.

Tornando al mitico Mangoni, la notizia che per lui non c'era la cadrega (sedia) in Consiglio Comunale era da un lato brutta: immaginatevi che meraviglioso Assessore alla Cultura avremmo avuto! Ma il risultato era d'altro lato entusiasmante (oltre 1600 preferenze raccolte in 15 giorni via web, perchè di manifesti appesi col suo faccione e CANDIDATO IDEALE non ne ho visto uno e con mio grande piacere ha battuto Ornella Vanoni che di preferenze ne ha raccolte 36).

Campione di stile libero, l'Architetto Libero da Snobismo e Cantante Confidenziale continua a lottare: ma la battaglia è per Giuliano Pisapia, quell'uomo moderato persino nel sorriso ma capace di ascoltare. Ecco come cominciamo.
Iniziata per gioco e per scherzo, è una pagina bellissima della mia vita di milanese. Potente come la mia entrata in Piazza Duomo a fianco di Franco Grillini per il Pride nazionale a Milano (il 2001?).
El me papà (mio padre) sarebbe orgoglioso di me: vai, Supergiovane per aiutare Pisapia (già dal nome una poesia) contro la mamma di Batman.


lunedì 16 maggio 2011

VOTA MANGONI.

mi hanno chiesto poco meno di un mese fa un aiuto last-minute: occuparmi come direttore creativo della candidatura di Mangoni, il conosciuto architetto milanese e cantante confidenziale per Elio e le Storie Tese.
si presentava (si presenta!) alle elezioni amministrative milanesi
nella lista civica Milly Moratti per Pisapia e io ne scrivo oggi, a qualche ora dalla chiusura delle urne (prima non ho avuto tempo, e forse anche per scaramanzia non ho usato il blog). l'idea stessa di usare la lista civica dell'arancia, e una Morattitudine positiva contro quella negativa, incompetente (e sleale) mi pareva un buon inizio, un ottimo contrappunto ideale.

perché mai è sceso in campo Luca Mangoni? "perché mi sono rotto i coglioni" ha ben sintetizzato l'Architetto antisnob rispondendo a un ragazzo che glielo chiedeva nel bagno di folla a Milano Libera Tutti, concerto di martedì 10 davanti alla Stazione Centrale.
quella sera Mangoni (candidato) non poteva -per par condicio- salire sul palco ma è stato sufficiente girare tra il pubblico della piazza per constatare la sua popolarità... anche se poi molti non votavano a Milano città o molti pensavano che -in linea con la tradizione Elia- quello della candidatura fosse uno scherzo o una boutade...
ma l'effetto che faceva la nostra comunicazione. e vedere gli occhi esterefatti di chi riceveva il volantino col Mangoni politico vestito da uomo d'ordine e onore ed un semplice titolo come UMILTA' oppure DISPONIBILITA' mi ha fatto un certo effetto. vedere chi voleva collezionare tutti i miei "annunci" in quanto rarità da collezionista... non capita con gli annunci per il disinfettante per il bagno.

l'intera campagna è dunque stata una sfida bellissima: Music Production e Vittorio Cosma alle bombe audio, la squadra di Hukapan per l'organizzazione, Jekyll&Hyde per l'art direction e la presenza di Elio medesimo.
se in vita mia ho lavorato a prodotti, progetti, associazioni e cause di ogni tipo: assorbenti interni non essendo donna, settimanali cattolici non essendo credente, detergente antibrufoli avendo 40 anni e pompe funebri essendo vivo. ma la politica mai. e non poteva capitarmi occasione più interessante di un candidato così anomalo e particolare.
certo, dovevo "restare in linea" con la poetica di Elio &, che però stimo da anni, ho seguito
questa lunga traiettoria artistica con curiosità, come un fan e Mangoni è uno degli avatar / nuclei tematici che mi sono piaciuti di più. dunque ho scritto e fatto quel che mi sembrava giusto. ed è andato tutto liscio come l'olio nonostante il bisogno di tener la barra dritta e sostenere la pressione del tempo.

Elio e le Storie Tese è lo scherzo che fa sul serio.
abbiamo così scelto di fare una campagna di valori per Mangoni Candidato Ideale con cartoline / jpg dove adottavamo parole forti e poco usate dai politici italiani.
c'è stata anche una serie di minicomizi (parodia della discesa in campo storica di Nonno Silvio) per lanciare il Discorso dal Balconcino di Mangoni.
e per nodo centrale del mangoni-pensiero una serie di filmati "Candidato Ideale Cittadino Esemplare", a mettere in chiaro che eticità e rispetto reciproco (o per l'ambiente) in una società multietnica e policulturale dobbiamo metterli in campo ciascuno per tutti. non costa niente, ma forse per questo van così poco di modo nell'italia berluscona e arraffona.

il lavoro più affascinante è stata la decostruzione dell'idea di comizio. andare contro lo spettacolo pattumiera che la politica ultimamente dà con uno spettacolo divertente ma puntuale, e in conquista di voti, era davvero una sfida. discorso preregistrato, applausi e fischi di disapprovazione
erano una chiamata a complicità per il popolo di Mangoni davanti a una politica che se la canta, se la suona e se la apprezza da sola.
Fratelli d'Italia e O Mia Bela Madunina la eseguivano un gruppo mariachi, ossia nuovi milanesi, presenza extracomunitaria ed extraordinaria. per i posteri e gli assenti giustificati, abbiamo anche cercato di rendere la forza dell'irripetibile evento montando il filmato web.

e adesso, tra qualche ora vedremo da che parte va Milano. ha ragione Celentano quando dice che sono elezioni storiche comunque. o si cambia o è morte definitiva per la Milano leggera e vivace soffocata per sempre dal cemento e dai soldi dell'Expo.

(in progress, poi riscrivo anche il testo del blog, aggiungo figu e aneddoti)

domenica 3 aprile 2011

GRAZIE, JOSE' LUIS.

rischierò il patetico e il sentimentale e l'ovvio ma devo scriverlo: grazie, José Luis.
sei stato il mio Presidente, mi hai fatto sentire europeo, mi hai fatto capire che c'era una Spagna diversa (mostrandola al mondo intero), gente bella e libera dentro che voleva la riscossa, che esisteva un modo differente di pensare e mettere in pratica il socialismo (ossia la vita in comune per come la vede un progressista).

José Luis Rodriguez Zapatero ha annunciato ieri ai suoi compagni - e non in TV o ai giornali, Nota Bene - che non si ricandiderà per la terza volta a leader del PSOE (e della sinistra spagnola). come aveva promesso i suoi mandati sarebbero stati 2 e stop, uscendo elegantemente di scena dopo essere stato insultato in tutti i modi da destra e da sinistra perché ha pagato le spese di una crisi economica senza precedenti, per la sua presunta incapacità di risolvere alcuni nodi fondamentali (che forse era il suo Paese a non saper/voler risolvere) e certamente anche per una certa ingenuità o cautela nell'agire in quanto a materia economica e sviluppo.

ma - con tutte le critiche che gli si possono fare e che merita - JLRZ lascia una Spagna moderna, leader mondiale nel pensare avanti con quel suo sorriso da Bambi che gli hanno subito rimproverato come fosse un difetto; già il lurido soprannome datogli dai nemici a me confermava che erano machisti e fascisti, e me l'ha fatto sentire amico.
è un tipo di persona a me chiarissima: è il "miglior amico etero" di ogni gay, quello la cui moglie/compagna è per noi una sorella (cool o casinara), quello che non si sente messo in difficoltà o discussione dal desiderio che un uomo potrebbe provare per lui, perché semplicemente non gli interessa.

io come lui credo nelle donne, nell'ascolto, intesa e valorizzazione delle donne per cambiare il mondo. così sono stato educato. anche mio padre era un socialista (anzi un comunista) gentile. ricordo ancora tutte le donne che hanno applaudito il mio breve e improvvisato discorso al funerale laico nei giardinetti del quartiere dove viveva.

voglio celebrare Josè Luis come un amico, con una foto del mio balcone e i panni stesi ad asciugare questo momento che mi riempie, come dire, di saudade, triste malinconia e consapevolezza della vita, un po' d'inquietudine e smarrimento. è molto peggio che se Lou Reed smettesse di cantare o Pedro Almodovar di fare i film. da oggi sono meno sicuro che "là" (nei piani alti della politica) ci sia qualcuno che mi ama.
infatti Zapatero ci invita a combattere tutti, perché nulla è garantito come "conquistato per sempre", e ricorda a tutti che in politica non è il solo leader a fare il cambiamento, e non si può sempre essere il miglior atleta, dunque si fa da parte. (a proposito... quanta modestia e umiltà paragonato alle mummie della sinistra italiana, davvero sinistra e inquietante. nella foto, col dito copro della copertina il nome di chi ha scritto la prefazione -non essendone assolutamente all'altezza- Baciapile Veltroni).

sia detto che lo celebriamo noi "non spagnoli" ancor più di quanto fanno in Spagna: potremmo paradossalmente dire che succede perché il Presidente è più avanti di loro. speriamo riusciranno ad accorgersi di questo con umiltà per conquistare tenacia nelle lotte che ci aspettano, per tenere la direzione. qualcuno lo fa.

è come se oggi comparisse sullo schermo della vita/film il cartello
(continua)
e ora in questo mondo sballato con le acque del mare inquinate dal plutonio, popoli islamici che guarda un po' non vogliono le fatwa ma la democrazia (!), toccherà a ciascuno di noi portare avanti, insieme e nel privato, giorno dopo giorno, la sfida del socialismo gentile.

martedì 15 marzo 2011

I GGIOVANI E LA FABBRICA DEL VAPORE.

sono stato questa sera alla inaugurazione della "cattedrale" (l'edificio più grande) alla fabbrica del vapore in via procaccini, un insediamento industriale riconvertito a grande spazio "creativo" per la città.
se ne parlava da anni, ed è pronto oggi, in campagna elettorale.

presentava carlo massarini (quello di mister fantasy, sì, gonfiato dalla pompa di bicicletta degli anni) e insieme a lui sul palco l'inguardabile sindaco di milano letizia moratti e alan christian rizzi, assessore allo sport e tempo libero a suo tempo "fortemente voluto" nella giunta locale da berlusconi. sotto il palco c'era red ronnie - pare sia il fotografo ufficiale del sindaco moratti - e scattava.
era la premiazione ai giovani creativi di milano. insieme ai giovani creativi di tutto il mondo...(??? non ho sentito un solo cenno alla tragedia del Giappone, nonostante l'invito del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano), perché ai ggiovani il nuovo spazio è infatti dedicato.


era orrendo. sembrava una festa da scuola media, con la moratti in gonna di leopardo e un'aria da imbranata che si commentava da sola. è poi arrivato annunciato dalla musica anche roberto formigoni, il presidente della regione lombardia, ma è rimasto tra il pubblico come una soubrette in disarmo, salvo ricevere un applauso da 25 persone su invito di massarini. come la claque di uno show televisivo.

poi è seguita drammatizzazione nello spazio della platea: un qualcosa di "teatro" fatto da ggiovani che ballavano vestiti da fricchettoni.
il pubblico? un mix di addetti ai lavori (molti di "sinistra") e tanti altri ggiovani col piercing e un fare alternativo che va bene solo per happy hour da sfigati.
non si è alzato - non dico un vaffanculo - ma neanche un fischio per questa giunta comunale che sta chiudendo con motivi vari, spesso pretestuosi tutti gli spazi musicali veri della città... una per tutti, la gloriosa casa 139.

io aspettavo un amico, per mia fortuna uomo molto valido e con lui ho poi cambiato stanza. ma prima che arrivasse ho pensato di urlare: io, solo come un cane o come un pazzo. ma non l'ho fatto. perché? perché ho pensato che se anche sono meglio conservato di massarini o red ronnie non se lo meritavano.
dovevano farlo i ggiovani presenti che invece ritiravano i loro ppremi di provincia.

ggiovani che non hanno vissuto gli anni imprevedibili e un po' sgangherati in cui sono cresciuto ma che si meritano pienamente questi anni di bugia e tradimento della dignità. dignità in cui e per cui sono stato cresciuto.

unica eccezione di qualità nella serata il discorso della scrittrice benedetta tobagi, premiata per il libro sul padre ucciso anni fa dai terroristi.
il commento del sindaco era a dir poco inconsistente, qualcosa tipo "...libri come questo ci aiutano a vivere in mondo difficile dove non capiamo cosa succede e dove stiamo andando".

te lo dico io dove stiamo andando: nella pattumiera della storia. altro che l'expo per cui avete già rubato tanti soldi. e se questi ggiovani non capiranno alla svelta che il loro presente e il loro futuro sono negati (e pagati con 4 carinerie da luna park... a loro basta un po' di vapore) nella pattumiera ci andremo inesorabilmente, ancora più velocemente.
non servirà loro nascondersi nella casetta che gli lasceranno i genitori (magari quella al mare o in montagna). li fregheranno tanti loro coetanei ben più volonterosi, che vengono dalla Cina, dall'Albania, dalla Tunisia o dalla Romania: fanno i lavori duri che qui nessuno vuole più fare. ma nessuno li premia. sono lì che lavorano nei ristoranti della zona paolo sarpi, ossia chinatown dove si trova la fabbrica del vapore.

questo della fabbrica del vapore non è stato un bel modo di sentirmi italiano o milanese. non è per questa Italia che sono cresciuto, ho lavorato duro, ho lottato. e prima di me, i miei genitori.

sul tram di ritorno ho parlato al telefono con un amico giapponese, gli ho chiesto come andava.
a lui, e a te che stai leggendo, dedico questa canzone di un grande artista italiano.
con una speranza: che si veda bene che noi italiani non siamo tutti uguali.












mercoledì 9 marzo 2011

LA FESTA DELLA DONNA.

E' passato l'8 marzo anche quest'anno, fantasticando di Emma Bonino come Presidente della Repubblica Italiana, ridendo e ragionando con Luciana Litizzetto e ricordando grazie a Benedetta che dalle donne, anzi da Asmaa, è partita la rivolta in Egitto.
Nel frattempo ho saputo che a Cadice ha vinto un concorso del Carnevale Juana La Loca un gruppo teatrale che ha messo in scena e ha fatto il punto in modo comprensibile a tutti (per come si può fare in un contesto del genere) su disagio e differenza dell'amore omosessuale.
Ho notato che nello scambio di opinioni tra me e amici/amiche si notava, poco o tanto, nel bene e nel male quanto bello/brutto/opportuno/strano fosse che alcuni attori "marcavano" ossia mettevano in scena in modo femmineo la loro differenza, andando un po' sopra le righe.

Qualche giorno fa è morta la madre di un amico (non intimo) e io ho sentito il bisogno di essergli comunque vicino, anche a costo di sembrare inopportuno. Chissà perché, chissà percome... finché oggi ho vinto le resistenze e il pudore. Mi sono domandato il perché profondo di questo mio bisogno e ho capito che risiedeva nella profonda educazione, altruista, di lui... che in qualche modo dovevo a lei.

Quando un uomo è gentile certamente intravvediamo dietro di lui una coppia di buoni genitori. Ma cosa vuol dire "buoni genitori"? Che - se sono un uomo e una donna - il papà sa essere dolce e la mamma ferma, cambiando un po' i ruoli previsti dalla morale comune (non sarà un caso tutte le religioni lavorano sul presupposto che la sessualità sia un sistema binario on/off, maschio/femmina, acceso/spento).

Per la coppia potremmo dunque dire che un uomo diventa interessante quando accetta la propria parte femminile? Però no, perché lo vorremmo virile etc etc.

Tutto ha evidentemente radice nel fatto che siamo l'unica specie animale dotata di autocoscienza, linguaggio, ragione e in cui riproduzione e sessualità prendono strade spesso diverse. Sesso, genere e orientamento sessuale non coincidono proprio.

Ma perché la donna è bella perché ragionevole, dolce e angelicata e poi dà fastidio l'uomo effeminato? E cos'è la celebrazione della donna? Una rimozione vestita con l'abito della festa?

La razza umana è davvero un giardino complicato.

lunedì 7 marzo 2011

IL CONTRIBUTO DELLA LOMBARDIA.


A guardare questi 2 sembra di vedere una coppia comica passata di moda, se non fossimo il Paese con un Presidente del Consiglio che supera la soglia del grottesco già solo con il suono del cognome.
No no, i 2 tipi rappresentano di più che le otarie di un vecchio zoo passato di moda per colpa della Wii. Sono il contributo vivo ed evidente che la Lombardia dà al governo nazionale.

Non bastava lo spirito imprenditoriale che da Milano in giù ha confuso televisione privata, televisione pubblica e vita reale in un tutt'uno inscindibile. C'era bisogno di un local touch lumbard e neo-folk, ed eccolo. Sia ben chiaro che scrivo carico del mio orgoglio di milanese di città, figlio di milanesi, carico di un'educazione ricca di valore civico e vestita di understatement (per Sindaco vorrei Miuccia Prada).
Questi vengono dalle valli, anzi dai bar sport delle valli. E non hanno trovato lavorio nei mobilifici brianzoli (così avveduti da essersi fatti fregare il mercato da IKEA) neanche come magazzinieri. O forse i 2 sono semplicemente furbi, come l'italiano medio, come i meridionali che criticano tanto. Peggio dei "meridionali" infilano figli, familiari, amanti e conoscenti in tutti i posti pubblici, e ci sarà da faticare per ripulire lo Stato dai parassiti un domani che si dovesse cambiare governo.

Non ne posso più, e scrivo dalla capitale della Lombardia. Definirei la questione "ignoranza di riporto", come i capelli schifosamente pettinati a coprire la crapa pelada.
La prima puntata l'ha fatta qualche settimana fa Matteo Bordone (lumbard quasi svizzero) in occasione dell'intervista a Carlo Valli, presidente dell'Automobile Club che risponde all'intervistatrice di Report «Lei mi faccia un foglio. Voglio dire una cosa scritta, un elenco, una domanda… che io possa a un certo punto… se no… el me cervèl el va in füsèla» (potete anche scaricare l'mp3 da post di Matteo e campionarlo).
Adesso che ho imparato a mettere i filmati nel blog ecco Francesco Magnano, che cura gl'interessi palazzinari di Berlusconi, eletto (ovviamente) a... Sottosegretario all'Attrattività della Regione Lombardia.



Peggio di così, la prossima volta dalla Lombardia possiamo far di peggio solo mandando in onda l'acqua sporca stagnante del bidet dopo un pediluvio. O forse una puntata di "Amici" della casa di Batman del figlio della Sindaco di Milano.

domenica 27 febbraio 2011

FUORI DALL'INTESTINO, VIVA L'ITALIA!


penso che la vera sfida per gl'italiani di buona volontà nei prossimi anni sarà tenere le bocce ferme, e capire quand'è il momento di giocare e tirare. cool down.

da troppi anni la vita sociale, politica e culturale italiana è fuori misura, con una comunicazione esacerbata, una confusione continua di toni, stili e contenuti, un gioco al ribasso e rialzate improvvise continue. è lo stile dalla cosiddetta destra: mischiare i lati più gretti del fascismo (un populismo venato di repressione) all'affarismo spregiudicato rivestito di modernità aspirazionale della TV. e riesce bene qui in Italia, paese fresco di unità, con una miriade di identità locali, figlie di dominazioni diverse, tenute insieme dalla Liberazione in poi (con fatica) da TV e scuola pubbliche.

è bastato far vedere qualche canale privato, far notare che era nuovo (lo era davvero) e che soprattutto era gratis, in un territorio dove la gente faceva fatica a sentir proprio lo stato unitario. e in un'epoca dove la tecnologia va più veloce delle capacità umane di starle dietro, dove gli aeroplani consentono lo spostamento facile, dove internet permette una diffusione di contenuti (e valorizzazione delle diversità) mai vista, i fascisti elettronici (che sono poco più che borghesi, paesani, papisti e mafiosi alleati) riescono a far gruppo, e soprattutto a confondere gli altri. ma la sfida resta aperta. temo anche che l'ideologismo dogmatico "di sinistra" in questi anni abbia addirittura fatto da lievito al fascismo elettronico. anzi, no temo: ne sono sicuro, con tutti gli autori "di sinistra" che Berlusconi ha. ma anche la "sinistra" ha fatto il suo tempo.

chissà come andrà a finire, visto che qui da noi - arrivati al fondo - si riesce sempre a scavare ancora. si riuscirà a trovare regole nuove in coerenza con il resto del mondo, quando razze e culture si mischiano come prima era impossibile fin da immaginare? o la razza umana qui da noi prima che altrove si rivelerà un esempio fallito?

cool down. il bunga bunga l'abbiamo subito come nazione. e non è un divertimento innocuo, come cerca di minimizzare l'orribile Presidente del Consiglio. gliel'ha insegnato Gheddafi infatti, quello che bombarda le manifestazioni di dissenso con gli aerei. il bunga bunga è uno stupro anale. abbiamo provato il fist-fucking e non ci è piaciuto.

l'opera grafica di cooemnto al post è di Pietro Balbi

venerdì 25 febbraio 2011

DESIDERIA.

como un flash, una madeleine audio. dev'essere fine anni '90, non lavoravo ancora a Torino. già da molti anni ero fidanzato, e siccome lui prima di me era etero, per un po' di anni siamo andati in giro per locali gay o misto terital per vedere com'era (stare chiusi in casa a metter su le tendine, mai).
non si faceva quasi più sesso nei locali, eravamo in piena paranoia AIDS, tirava un'aria da disfatta totale, c'era poco di cui essere gai. finché un sabato sera siamo allora andati in una disco etero per capire come s'era sviluppata la scena house, quella post acid-house, visto che il mio amico Marco che mi ci avrebbe portato non c'era più.
il locale si chiamava Desideria (Bergamo? Brescia?). in mezzo alle campagne, impossibile da trovare finché appare: una via di mezzo tra un ranch, un drugstore tipo David Lynch e una rimessa di camion. suonava così.
risentirlo molti anni dopo fa effetto. penso che erano meglio questi, davvero fuori e un po' deragliati, rispetto a Taffy, Sandy Marton e Cecchettoland. che siamo finiti male governati dal mondo piccolo borghese di Canale 5 che mischia bunga-bunga e rispettabilità. e magari quelli che ballavano al Desideria votano Lega Nord.