sabato 17 dicembre 2011

ORSACCHIOTTO DI CONSOLAZIONE.

16 dicembre 2012. sciopero dei mezzi pubblici, città da 24 ore in tilt, tutti prendono l'auto. dovrebbero bloccare il traffico le prossime 10mila domeniche per rimediare i danni.
ore 21,30: ingorgo ed auto a passo d'uomo, coda da Parco Ravizza fino a piazzale Lodi (e oltre?). desistiamo, non andremo alla cena a casa di amici dove saremmo comunque arrivati in ritardo estremo.
vediamo povera gente spingere per salire su uno dei pochi filobus della linea 90/91 in servizio sulla circonvallazione esterna. disagio estremo. facce sofferenti a bordo, carne in scatola. a cosa serve lo sciopero nel settore pubblico se non a danneggiare la collettività e quelli più poveri e sfigati, penso io. in auto.

andiamo al ristorante giappocinese: arriviamo, e siamo al massimo 8 clienti. mangiamo. Claudio che era furibondo si è calmato almeno un po'. ci sono anche qui decorazioni natalizie, tipo questa. forse quella dell'ingorgo che tutti causiamo perché pensiamo di non poter far altro o di perderci qualcosa in attesa di un NO FUTURE è metafora perfetta di quest'ansia/angoscia/empasse storica che stiamo vivendo dove la fine e l'inizio sono uguali, il danneggiatore si fa passare per vittima e fa pagare il prezzo di tutto ai più deboli. è stato bruciato un campo nomadi a Torino perché una 16enne figlia di cristiani invasati ha provato il cazzo ma poi s'è inventata uno stupro ad opera degli zingari e ha chiesto scusa ma non è pentita perchè "
Quando sono uscita dal garage (dove aveva fatto l'amore col fidanzato, di tre anni più grande) e ho incontrato mio fratello c’erano due ragazzi del campo nomadi in lontananza che scappavano. Io li ho visti, anche lui li ha visti, una parte della mia bugia è nata così". a Firenze un ragioniere nazista ha fatto il tiro a segno su esseri umani e li uccide perché hanno il colore della pelle diverso dal suo. non puoi essere cittadino italiano anche se sei nato qui, se dal giorno della nascita al compimento del 18° anno sei stato anche un solo giorno fuori dai confini della vecchia Italia (tipo Candy, la figlia dei ristoratori che è andata a trovare la nonna a Shangai).
non c'è più neanche un Malcolm McLaren che noleggia un battello per far cantare NO FUTURE sul Tamigi ai Sex Pistols. puoi solo difendere il tuo diritto a prendere l'auto, avere un iPad o almeno uno smartphone. orsacchiotto di consolazione.


venerdì 16 dicembre 2011

USCIRE DAL TUNNEL.

vado alla discoteca tunnel. l'orario dice 22,30 ma iniziano alla 1 meno 20. pazienza, nel frattempo mettono dischi con un buon audio. col passare del tempo non succede niente a parte la musica e il mio umore comincia a cambiare. trovo tutto poco interessante e anche un filo patetico. una sensazione di fuori tempo massimo tutti quei drink con la cannuccia nera, quella voglia di esibire un'allegria che non c'è. tutto già sentito e già sentito anche se remixato. stile ce n'è poco, come se non servisse. il dj è impersonale ma anche se fosse un esempio di originalità è tutto uguale, tutto ok. penso che forse sono vecchio io ed è il loro momento, comunque che barba. inconsistenza, prevedibilità, capacità di accettare passivamente qualsiasi cosa venga dal palco. è come vedere i danni dell'aids e dei suoi nipoti sull'allegria.
parte l'ultima canzone prima delle superstar disco del momento (i canadesi Azari & III): è un pezzo dei Simply Red, già patetico 20 anni fa. arriva un tecnico del suono dei divi e fa il bullo col mixer: spana l'audio potenziandolo a vanvera. finalmente escono gli artisti e mi paiono 2 poveretti che possono essere giudicati cantanti solo grazie allipocrisia del politically correct. per giudicare con calma dopo la prima canzone mi avvicino all'uscita: tanto per lo spettacolo di queste due, mi basta l'audio. che è pessimo.
noto però che anche molti gggiovani già escono a fumare o altro come non fosse mai neanche valsa la pena di entrare o come se tutto fosse uguale, andare o venire. sembra un mondo di avanzi: musicali, di soldi che forse lasceranno mà e pà, di cultura. come sogni smozzicati. e avanzi un altro.

domenica 16 ottobre 2011

THIS MUST BE THE PLACE. WHICH ONE? (RIPETO: QUALE?)

non so come si possano fare film così brutti.
sono andato a vedere l'opera ultima e acclamata di Paolo Sorrentino senza leggere niente (critiche positive o negative), entusiasta semplicemente del trucco di Sean Penn. un'icona assoluta. e avrei perdonato molto, se avesse avuto dei difetti. ma qui non c'era niente da perdonare.

un cast incredibile (Frances McCormand prima di tutti) con una recitazione straordinaria (anche se forzata e grottesca) riempiva una serie di inquadrature da cartolina, perfette, che avrebbero fatto il successo di qualsiasi spot o videoclip.
ma "this must be the place" era un lungometraggio che non stava in piedi, che non sapeva dove andare e pescava in argomenti più grandi di lui (l'Olocausto!!!) per cercare una trama ad effetto che non si rivelava neanche patetica: semplicemente noiosa. di quella noia che (visti i soldi utilizzati) ti fanno pensare di essere fuori luogo tu finché non senti sbuffare qualcuno al tuo fianco. e ringrazi che l'impazienza del vicino copra un doppiaggio insolente e pedante, che rende insopportabile quel che è già patetico.
"this must be the place" è un film di pretese fatto da chi non sa bene cosa dire nella speranza double-bind che chi lo vede abbia paura di sbadigliare o di criticare perché è un film "intello", cool o "alternativo" (capirai, co-prodotto dalla Medusa, ossia Berlusconi).

e quella citazione da un lato pedestre e dall'altro stravolta di Robert Smith dei Cure cosa c'entra? come le fragole con lo zampone.
la dimensione e la vita di una rockstar appassita e in declino (tema molto bello) diventano l'insensata raccolta riciclata di conformismo e luoghi comuni. neanche un sorriso fa capire come mai a 60 anni uno si trucca ancora come Bette Davis. mah. e Robert Smith trasformato in ebreo? doppio mah.
morale: se stai a casa tua, una volta nella vita riesci a fare un film come "Il Divo", poi vai in America e fai una cacchiata imbarazzante. this must be the sense.

fuori dal cinema, gli elementi di vita comune lungo il percorso, dalla pubblicità di una banca al graffito sotto casa, alle insegne del un salone di massaggio cinese mi apparivano come conferme bellissime e felici di un ritorno alla realtà.
è vero: io odio i brutti film, tanto quanto amo vedere il cinema su grande schermo.
odio i brutti film perché siccome il cinema è un posto dove qualcun altro ti propone di condividere alla grande i suoi sogni e le sue visioni, un brütto film è tempo rubato al sonno, alla lettura di un buon libro, a un "mi piace" qualsiasi nel profilo facebook di un'amica o di un amico.


e ho pensato "this must be the place" quando ho varcato la soglia di casa mia.

venerdì 30 settembre 2011

MEDIOCRITÀ AUREA.

pubblico con qualche piccolissima modifica, un post che ho letto e mi ha molto colpito. è di Fernando Gamero, autore spagnolo per la TV di qualità. mi permette di regolare i conti con un modo di dire (e di autogiustificarsi) che odio da sempre: l'aurea mediocrità. malamente tradotto in italiano, trasforma Orazio in uno strazio.

*** In ogni ufficio c'è una persona che nessuno capisce perché "è lì". Di solito mostra la sua inettitudine dal primo minuto, eppure resta lì. E tutti si chiedono com'è arrivato/a o, peggio ancora, chi ce lo ha messo/a. Ma bisogna stare molto attenti, perché questi personaggi sono molto pericolosi. Tutte le capacità che non usano per il lavoro, le mettono in moto per destreggiarsi tra i capi. Sono come rettili dal comportamento sibillino e quando si rendono conto che la loro incompetenza diventa evidente, aggrediscono, mordono, avvelenano. E in questo sono veri maestri. Non hanno idea di che lavoro dovrebbero fare ma sviluppano altre funzionalità, dall'adulazione più sfacciata alla ricerca della protezione più vantaggiosa. Tutto quel che non hanno in talento professionale ce l'hanno per infilarsi in tasca l'appoggio di chi fa loro comodo. E ci riescono. Se hai vicino uno di questi personaggi, attenzione. Che non si accorga che tu hai scoperto la mediocrità assoluta: agirà come un animale che si sente con le spalle al muro e attaccherà. Tenterà di convincere i capi ad eliminarti perché da quel momento tu sei diventato una seria minaccia. Sapere più di lui o vedere le cose più chiaro di lui può essere la tua tomba professionale. Certo, sarebbe giusto l'esatto contrario. Ci si aspetterebbe di trovare in ogni posto gente che sa fare il proprio lavoro. E ci si aspetterebbe che i leader (cos'è altrimenti il comando?) sapessero valutare tutto questo. Ma è chiaro che non funziona così. Anzi, conosco sempre più persone che si lamentano dell'esatto contrario. Raccontano di quanti mediocri lavorano al loro fianco. O di quanti capi non sanno quello che vogliono e si circondano di persone assolutamente incapaci. Incapaci che si aggrappano alla sedia. Sento anche molte persone non riescono a trovare lavoro. E' gente valida, molto competente, di talento, in quella cazzo di strada da tanto, tanto tempo. Ma quale capo potrebbe mai apprezzare il loro talento, se è il primo a non averne? Dio li fa e loro si accoppiano. Anzi sembra che i tempi di crisi vadano a beneficio di questa serie infinita B.
OK, sto facendo un po' Norma Rae (atteggiamento sindacalista, NdR), ma ho piene le palle di vedere tanta gente di talento sopravvivere come può, e tanti mediocri scroccare la zuppa degli altri. ***

la foto che Fernando mette è di Mariano Rajoy, un uomo politico davvero peculiare. non avendocela mai fatta a risultare credibile in alcunché, rischia di cogliere oggi i frutti del disastro Zapatero e diventare futuro Presidente del Governo Spagnolo.
il disastro - si noti bene - non è JLR Zapatero, uomo adelantado che paga, oltre alla congiuntura negativa le colpe, ritardi e omissioni non solo suoi ma di papisti, lobbysti, ipocriti, affaristi che, come gli uomini le bionde, preferiscono Rajoy.
il favoloso Rajoy viene anche aiutato da un lifting mediatico per apparire moderno e seduttivo (vedi sito web). e riceverà un assist anche dagli indignados che, arrabbiati giustamente, non voteranno più per i "traditori" Socialisti (mentre quelli di destra e i retrogradi non dimenticano mai di andare a votare). oltretutto la legge elettorale spagnola punisce le formazioni nazionali più piccole per avvantaggiare i partiti nazionali (e quelli forti nelle singole regioni autonome). e tutto a Madrid si ricompatta intorno ai 2 grandi blocchi manichei destra/sinistra.
tanti auguri, España mia, España in fiore.

e Fernando Gamero è spagnolo, ma la mediocrità che racconta e assurge a valore è un fenomeno universale. e per la mediocrità la TV può fare miracoli: macchè P2 o Mafia, il vero Colpo Grosso per Silvio Berlusconi è stata la mediocrizzazione telecomandata del Paese, con feste paesane e cucina di paese imbalsamate su Rete4 da Davide Mengacci e Rosalinda Celentano. abbassare il minimo comun denominore!, senza paura!, e intorno mettiamo programmi per tutti i gusti! diamo anche un po' di soldi ai comunisti dello Zelig!

tra poco tempo adesso tocca agli spagnoli, ma l'Italia non è lontana. anzi, per chi ha visto Silvio Forever non c'è proprio nulla da invidiare ai nostri cugini.
siamo noi il miracolo mondiale della mediocrità. e c'è da immaginare un futuro. la mediocrità (ossia l'ottimale moderazione nel gioco al ribasso) continua, mentre uccide l'intelligenza e diventa canone. forza Mariano.

sabato 27 agosto 2011

BELGRADO, E IL POCO OSCURO OGGETTO DEL DESIDERIO.





















la campagna pubblicitaria del Comune di Belgrado fa storia.
prima di tutto perché è civiltà VERA: invita a pulire i marciapiedi dalla cacca dei quadrupedi pelosi (come già fecero Elio e le Storie Tese con l'indimenticata "Cani e Padroni di Cani": è il migliore amico tuo, non mio quando la tolgo col bastoncino o mi sporca la moquette appena messa dell'appartamento nuovo... come successe a me con la mia prima casa in affitto, anni fa).
questa reklama rievoca un modo da dire da bar che mi faceva accapponare la pelle quand'ero adolescente "il culo sarà la figa del Duemila". perché intuivo (o mi auguravo) che non era solo spacconeria sporcacciona ma conteneva una verità. anzi era una profezia.

il Comune di Belgrado ne approfitta. oltre al parellelo tra culo umano e culo animale, fa un'operazione più sottile, facendo leva sul fatto che proprio lì -dall'indifeso didietro- vuole trovare soddisfazione, piacere -e illusione di dominio assoluto- il maschio. in questo non fanno differenza omosessuali ed eterosessuali, diciamo che gli omosessuali fanno giocoforza uso maggiore di questo desiderio. ma la pornografia uomo/donna e ora la pubblicità della nettezza urbana suggeriscono che ci si aspetta grandi piaceri dal terzo occhio.

il Comune di Belgrado con i 4 soggetti della campagna è inappuntabile: ricorda che il cane è tema centrale, ma il problema riguarda tutti, ricchi / stilosi (gonna chic a tubino), poveri o casual (gonna larga e più confortevole) ... e anche gli uomini. ed eccolo, invitante (piacesse il genere) culo d'uomo. versione 2011 con le mutande a vista (che in Andalusia li chiamano "pantalones cagaos" perché scendono cone se te la fossi fatta addosso)

eppure Belgrado è città segnalata per rischio omofobia manifesta: per il prossimo Pride del 2 di Ottobre si mantiene segreta la località per impedire a naziskin, hooligan e mostri vari di organizzare aggressioni (tipo quella messa in atto allo Stadio di Genova qualche mese fa con l'energumeno tutto tatuato che si era nascosto sotto il camion).

speriamo nella civiltà, facciamo i nostri migliori auguri alla Polizia della Repubblica di Serbia e confidiamo nel culo.



domenica 21 agosto 2011

RITORNO NELLA CITTÀ DI NESSUNO.

avrei potuto restare qualche giorno di più in Spagna, ma sono tornato il 20 agosto 1. perché Claudio tornava per una riunione: y los dos (noi due) somos matrimonio, come dicono in Spagna di noi 2. e poi perché volevo arrivare prima, ricominciare con calma... ricerca del lavoro, ristabilire il ritmo di vita in città (voce della coscienza cosa fai in vacanza? che fai, vai sulla spiaggia? foss'anche per andare a Benidorm su invito de La Prohibida per un suo show, il problema da risolvere è qui. senso e ordine devo trovarli a Milano... sarà un anno duro).

bene (anzi no): il primo poster pubblicitario che mi ha accolto in metropolitana a Milano è quello dell'invito del PD alla festa sua che prima si chiamava Festa dell'Unità. quest'anno avrebbero potuto chiamare la festa con quel nome glorioso (se non altro in onore all'Unità d'Italia, avendo anche come visuale del manifesto una biglia tricolore)?
ma que no que no... non ci arrivano.

io non so come si possa aver dato il briefing, ideato, approvato e realizzato senza vergogna un manifesto così.

arrivo in una città vuota, violentata dal caldo e vuota, con servizi e regolamenti pubblici ...ai quali è il pubblico a fare un servizio, chiudendo gli occhi per quanto fanno schifo.

i mezzi pubblici ATM prima di tutto: linee e percorsi spostati con cartellini ridicoli appesi alle fermate. sei quasi sempre l'unico italiano sul tram, sul bus o nella metro. in tutti i mezzi una cretina dall'altoparlante informa che aumenterà da settembre il prezzo del biglietto. pensi che daranno colpa a Pisapia, gli sciacalli e i senza memoria uniti.

tutto in città è lasciato all'uso, all'educazione e alla buona volontà dei nuovi immigrati. stendiamo un pietoso velo su quanta educazione e civismo siamo stati in grado di trasmetter loro in quanto a regole di vita comune... anzi, nello sfascio e abbandono generale viene da pensare che siamo fortunati se "zingari", "marocchini", "cinesi" o "sudamericani" sono stati tutto sommati ben educati al paese loro. si noti che molti hanno bambini nelle carrozzine, qui nel paese a natalità sottozero. forse dovemmo pagarli per questo.

Milano è la città di nessuno, abbandonata come un giocattolo rotto nelle mani dei poveri perché i milanesi devono scappare. non è un'eccezione, certo: ma in agosto il caldo soffocante sottolinea e sancisce in modo straniante e grottesco la stratificazione della povertà e del degrado. i milanesi poveri restano chiusi in casa (facendo finta di andare via una settimana, magari con un prestito) e gli italiani nuovi restano padroni della città smembrata.
penso alla banda di masnadieri, faccendieri e procacciatori di truffe che ogni week-end e per tutto l'anno DEVONO scappare da Milano (se chiedi loro perché, "è una città brutta" li senti anche dire e pensi che se dicono "scappo", lo fanno come malviventi). per il fatto di essere accomunato a questi trafficoni, che sono stati anche padroni di Milano per 15 anni!, provo vergogna anche per il mio bisogno di vacanza in agosto.

dice mia madre che nei quartieri popolari sono chiusi tutti i negozi tipo panettiere: non c'è più la regola secondo cui - almeno per i generi di prima necessità - bisogna stabilire di turni. li hanno cancellati le amministrazioni di destra, aggiunge.
per comperare il quotidiano, mi ha spiegato, bisogna andare... al supermercato! scopro che anche tabaccai ed edicole (per i biglietti del tram!) sono chiusi secondo piacere e volere degli esercenti.
quando ho visto in piazza General Cantore 4 malcapitati turisti stranieri (avevano la cartina di Milano del SightSeeing Tour) non avrei MAI voluto essere al loro posto, MAI.
si guardavano in giro spersi e increduli. avrei voluto dire loro qualcosa, anche solo fare un saluto, ma non mi hanno chiesto niente.

bene. nella città di nessuno il Partito Democratico, più grande partito italiano di opposizione, da settembre in poi lancia la sfida verso il futuro come un gioco a biglie. peccato che il futuro sia quello della città e le biglie gliele tireremo noi.

proprio vero che se abbiamo vinto le elezioni con un trionfo è stato grazie a candidati non designati da loro (Pisapia, De Magistris e Zedda).
e nella città devastata dal malgoverno non vorrei proprio Giuliano Pisapia se -con tutto quel che deve mettere a posto- vede il proprio referente #1, l'ex Partito Comunista Italiano, giocare a biglie.

martedì 12 luglio 2011

PERDONATE MILANO.

la pubblicità celebra spesso il luogo comune, e quando ci sono spot che mi fanno schifo, pena e compassione perché oltre il luogo comune non riescono ad andare, penso che magari avevano finito le idee, e nel paese dei 100 campanili tappare il buco una romagnola, un romano, un napoletano o un siciliano è un male minore (più difficile che si trovi simpatico il piemontese, lì sarebbe la sfida di vera creatività).

se però c'è un dialetto che non mi piace venga usato è il mio: il milanese.
già mi dà fastidio quando si fan passare da milanesi quelli della Lega Nord che notoriamente sono brianzoli o bergamaschi o altre zone ma di Milano no (roba da albero degli zoccoli, che non a caso molti di loro chiamano zoccole).
ma in pubblicità NO. già dovevamo vergognarci di essere milanesi fino a Pisapia, dato che invece dell'altruismo onesto milanese eravamo diventati simbolo della rapacità finto tonta. ma l'esibizione del baüscia in pubblicità mi fa proprio pensare che la pubblicità come "arte" sia proprio a fine percorso. quello che negli anni 70, 80 e anche 90 era un territorio di sperimentazione, la scrittura per sintesi, un innesto di poesia o emozione sul commercio, oggi è un cimitero. batte cassa e vola bassa.

la colpa è certo della grisi mondiale, ma in Italia è decisamente peggio (come testimonia ogni anno il Festival di Cannes) vista la sconsiderata importanza data a ripetizione e frequenza dei messaggi rispetto al contenuto, cavallo di Troia, e regalo della TV privata. per vigliaccheria o per convenienza non si è ancora scritto quanto Mediaset prima e RAISET poi abbiano distrutto la qualità delle pubblicità in Italia (e mandato in fallimento, con il discount di servizio alle aziende, decine di case di produzione indipendenti... altro che creare posti di lavoro!).

se la reklame conta e ispira sempre di meno (20 anni fa c'era chi pensava fosse più bella dei programmi!), adesso vive no problem il ruolo di tortura necessaria e non ha più vergogna di niente: la tracotanza può diventare contenuto e forma insieme: così la baüscia (per i non milanesi, la saliva) inondare da Cologno Monzese l'Italia, estendensosi fino alla pubblicità radio che finora ha goduto di un margine di libertà relativamente maggiore.

ha iniziato 2 anni fa la Skoda Yeti con il tormentone "Ga el SUV" che quest'anno - con un ritardo che la dice tutta - sono riusciti a premiare nella manifestazione di categoria chiamata Radiofestival (dove i pubblicitari oltre a cantarsela e suonarsela se la premiano).
e siccome da noi la storia di ripete prima in tragedia e poi in barzelletta, è ora in onda la pubblicità radio di un'altra auto, Suzuki Swift, dove il proprietario bofonchia e spacconeggia per poi invitare il povero posteggiatore a cercare un posto "sì... ma di lavoro!".
il tono di voce diventa una pietra al collo per la qualità aspirational che l'auto vorrebbe avere e senz'altro i costruttori/importatori giapponesi non sanno che più in basso di così c'è solo Scilipoti.

si diceva un tempo " la pubblicità è l'anima del commercio". si poteva dargliela ancora, un'anima.